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Paolo Benvegnù – Hermann

Data di Uscita: 15/02/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

La ballata di Johnnie e Jane
di Filippo Redaelli

John cerca di rendere ospitale una spiaggia deserta.
Il movimento del mare che scende, il movimento del mare che sale.
Da solo perso in questo silenzio, sotto questo cielo in rovina, guarda il riflesso del sole sull’acqua.
Accende un fuoco, si scalda le mani. Da giorni così, in viaggio in solitaria, da non si sa quanto tempo.
Più che la vicinanza con gli esseri umani gli manca di sentire il suono della propria voce, la parola.
Scrivendo cerca di sentirsi più vivo. L’immagine di questo isolamento involontario,
quando ad un tratto giunge all’orecchio una canzone …
Jane dall’altra parte della spiaggia barcolla per colpa del vento, cerca di evitare i sassi.
Saggiamente si ferma, prende in mano un ramoscello e si mette a disegnare sulla sabbia.
Qualche istante dopo trova un coccio di un vaso in terracotta appartenuto a chissà quale epoca con dei versi in greco incisi sulla sua superficie. Stralci di antiche poesie, arrivate fin qua. Mette il piccolo reperto nella tasca del giubbotto, ascolta il sussurro del vento, pensa all’infinito …
Hermann dall’alto li ascolta, gli occhi chiusi e accecati come quelli dei poeti.

Attraversa da sempre e per sempre utopie di cristallo, l’eterno ritorno di Odisseo, le indicazioni delle stelle, il continuo affannarsi dell’uomo, le notti, la religione, i legami della terra, il progresso, le madri in attesa, i tramonti,la resurrezione che segue l’abisso, un viaggio senza destinazione, ritrovarsi ad amare ogni cosa perché non c’è altro da fare.

La poesia è vita che rimane impigliata in una trama di parole. Vita che vive al di fuori di un corpo, e quindi anche al di fuori del tempo” (Sebastiano Vassalli, “Amore lontano”)

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