monthlymusic.it

Deaf Center – Owl Splinters

Data di Uscita: 14/02/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

“Quando mi trovo in mezzo a questi enormi scheletri leviatanici, a crani, zanne, fauci, costole e vertebre, tutti caratterizzati da parziali somiglianze con le razze esistenti di mostri marini e che allo stesso tempo hanno notevoli affinità con i leviatani preistorici estinti, loro inimmaginabili antenati, mi sento trasportato, come da una marea, a quel periodo straordinario prima che il tempo stesso iniziasse, perché il tempo è iniziato con l’uomo”

Cosa si nasconde dietro quella tenda, Virginia?

Ci ho impiegato 4 secondi a dirlo, eppure quelle parole sono rimbalzate nelle mia testa fino a tramutarsi in una sentenza.

L’aria si è fatta densa, tu mi hai guardato in quel modo.

Non c’era più una giovane donna ed un bambino di 6 anni, ma un leviatano nel deserto del Perù intento a fissare famelico la sua preda.

Ero terrorizzato.. un bambino ha pochi strati emotivi, inferiori di gran lunga a quelli di un adulto, però io non avevo paura, ero terrorizzato, e sapevo la differenza.

Hai cominciato a farmi domande strane, mi hai chiesto se il corvo si era tramutato in un martin pescatore, se era la domanda a spaventarmi o la risposta, ed io replicavo, perché non volevo sembrare stupido, non volevo farti arrabbiare, non adesso, non quando i tuoi occhi erano diventati rossi, Virginia.

Il tuo sorriso si inarcava sempre di più, sembrava non avere più fine, io sono scoppiato a piangere, ricordando quando mi prendevi sulle tue ginocchia e mettendo le tue mani bianche sulle mie mi facevi suonare il pianoforte sotto la finestra, anche allora sorridevi, ma avevi sempre gli occhi chiusi e tutto sembrava normale, io non l’avevo mai notato.

Pianto, incontrollabile, mi sforzavo di smettere, di solito mi dicevi che gli ometti non devono piangere, ora stai in silenzio e mi guardi, sorridendo, per favore chiudi gli occhi, non li voglio vedere, non li voglio vedere Virginia, si, si, si, si, continuo a rispondere di si, voglio che il Velo di Maya si alzi, si, si, si.

Nascondo il viso nella mani minuscole, quando riapro gli occhi sei sparita, forse è tutto finito, sento le note acute del pianoforte, non hai mai suonato senza di me, però va bene perché hai sempre suonato solo quando eri felice, quindi va bene, va bene, è passato tutto, corro verso la stanza vicino alla veranda, non ti trovo..

Dietro la tenda, hai sempre detto, c’è un altro din don, però può essere suonato solo una volta bambino mio, solo una volta, e solo da me.

Mi sono tolto i sandali, per non fare rumore, e mi sono avvicinato a passi lenti alla stanza dietro la tenda.. vedevo qualcosa, dietro, una forma, una faccia forse, un palloncino.. se suoni vuol dire che sei felice, quindi è tutto a posto, giusto?

C’è tanto rumore mentre attraverso la tenda..

Forse si aprirà la porta del giardino del sultano del Guahìr e io giocherò con i fenicotteri in mezzo alle fontane.

Forse, incontrerò nonno..

Filippo Righetto

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.