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MillionYoung – Replicants

Data di Uscita: 11/01/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

E guardavi fuori dalla finestra, intorno solo e solo distese di nebbia. I camion passavano e si notavano i fari e i nomi illuminati dei camionisti… Pietro The King… Antonio il Boss… e altri nominativi ridicoli. Nell’aria c’era l’attesa per il disco del gruppo della vita, dopo un silenzio lunghissimo e un isolamento totale. Il dolore fisico in arrivo derivante da questo, l’attesa e ancora l’attesa. Intorno tra le nebbie voci arrivano sorde, voci di intellettuali di serie z parlano di dischi probabilmente senza sapore, personaggi leggermente barbuti che si lodano tutto il giorno in maniera indiretta e compiaciuta. La rabbia derivante da questo stato di cose svanisce quando un raggio di sole arriva da ovest, un beat lunare, solare, stellare, universale, luci di astronavi ufo e stronzate del genere. Tutto si trasforma. La catapulta creata dai suoni porta a ritrovarsi in maglietta a maniche corte in un grande festival musicale all’estero, dove ti chiedi come mai nella tua nazione non sia possibile realizzare eventi del genere nonostante la fanfara continua delle varie associazioni culturali. Ondeggiare il corpo e ritrovarsi poco dopo su una spiaggia dorata della Florida dove si assiste ad un revival degno di un classico telefilm americano anni 80’, belle signorine e ragazzi con il cappellino a tre quarti dappertutto sulla costa e così via. Banalità?, solita immagine?, nessuna novità?. Certe situazioni, momenti che non perdono mai di intensità e non finiranno mai di dare piacere. Questo raggio si prolunga e invade tutto donando serenità e spensieratezza necessaria per affrontare un anno che ancora non decide di partire completamente, rischiando di passare le giornate a sognare l’America che prima o poi visiterai, un rischio da correre. Spaventosi picchi di allucinazioni estive e passate si accendono fosforescenti con “Forerunner” che ti propone quel ritmo spezzettato irresistibile a qualsiasi orecchio umano in grado di cogliere sfumature a volte al rallenty. Appare poi il fantasma di Panda Bear che esce dal mare e si unisce idealmente al gruppo in “Perfect eyes”, e continui a ripetere che non ci si può annoiare proprio. Quando parte “Sentimental” proprio non riesci a trattenerti e ti ritrovi con le braccia intorno al collo di una ragazza dai capelli lunghissimi biondi con collane dai mille colori che ti sfiorano il corpo e ti imprimono una sensazione di infinita piacevolezza. La gravità disperde la bionda e arrivano portate dalle onde voci fuori campo innestate su un fluire composto di beat sempre più sporchi fino ad un esplosione finale che fa saltare tutti in modo che la sabbia intrappolata negli interstizi vari si liberi creando un turbine caldo. Sulla costa cala il tramonto con le ultime esplosioni piano piano sempre più rade in “Synanthropic”. Il dopo spiaggia porta sulla pista da ballo fino a notte fonda grazie alla trance creata da “On, on“.
Quando tutto ha termine si torna nel mondo delle nebbie con la sensazione di scorgere tra il grigiore imperante dei riflessi dorati. È la luce dei lampioni perché ormai il cielo chiama la sera e poi la notte ma a te piace pensare che siano la proiezione del movimento travolgente destato dalla visione. Ti tasti i capelli per vedere se cade un po’ di sabbia, nulla. Capisci che è stato un sogno ad occhi aperti, un bellissimo sogno ad occhi aperti.

Alessandro Ferri

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