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Brian Eno – Small Craft On A Milk Sea

Data di Uscita: 02/11/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

L’invisibile
di Gianfranco Costantiello

Le valigie rotolavano sul pavimento lucido dell’aeroporto e l’uomo senza volto faceva ritorno a casa. Era un narcotico giovedì pomeriggio quando bussò alla porta. Nel suono vuoto di una mattonella instabile s’arrestarono piedi nudi di donna. Un respiro affannoso attraversò lo spioncino, girò la mandata e aprì la porta. La donna rimase immobile davanti a quella sagoma in controluce, sentì le sue gambe cedere investite dagli abbacinanti e scintillanti raggi che piovevano come aghi oltre la figura anonima e ferma. Dopo un po’ di tempo, aprendo gli occhi, sentì il suo corpo aderire al morbido materasso e alle profumate lenzuola fresche e istintivamente le sue labbra si schiusero in un sorriso di serenità. Girò la testa verso la finestra: rischiarato dalla radiosa luce pomeridiana vi era l’uomo. Presto si ricordò quanto era avvenuto, poco prima, sulla soglia della porta.

– Brian –  sussurrò.
– Julie – disse l’uomo voltandosi verso la donna.

S’avvicinò al letto con passo solenne uscendo dall’accecante luce pomeridiana che fasciava il pavimento e la mobilia della stanza. Si sedette e baciò la donna sulla fronte con fare paterno. Una lacrima rigava il volto di Julie che sospirò:

– Dove sei stato tutto questo tempo? –
– Lontano, amore mio, molto lontano – rispose con voce flebile l’uomo.
– Hai perso tutti i tuoi capelli – aggiunse la donna con un timido sorriso.
– Si, è stata la tua mancanza – chiosò lui.

La donna adesso piangeva e voltava il capo scomparendo nel cuscino. Brian con gli occhi lucidi stringeva la mano di Julie e con l’altra passava tra i capelli liberando il fresco profumo di shampoo. Lei continuava a piangere e sembrò scivolare in un deliquio di disperazione quando ruppe il torpore pomeridiano:

– Perché mi hai abbandonato? Perché? – sbraitò isterica, scoppiando in un pianto ancor più doloroso.
– Perché solo stando lontano potevo amarti veramente – irruppe l’uomo.

La donna disanimata riscomparve nel soffice cuscino.
L’uomo aprendole la mano fece scivolare lo smeraldo che aveva custodito in tasca per anni e anni che era stato lontano. Julie lo strinse nella sua mano,mentre il materasso sembrò riempirsi d’aria come un polmone sollevandosi di qualche centimetro ; passi felpati s’allontanavano nel silenzio della casa che fu infranto dal rumore di una porta che si chiudeva.

– Brian !  – rantolò l’umida bocca socchiusa.

In quell’istante, la stanza, dai contorni ovattati e fumosi, riacquistò il profilo reale, riconquistò gli spigoli, gli angoli d’ogni giorno. Julie riconobbe l’armadio in legno nell’angolo, lo specchio ovale appeso sul comò d’ebano e la grande finestra, dalla quale fluttuava il sole più intenso del solito. Minuscole bianche navicelle di polvere danzavano vorticosamente e atterravano sul pavimento bianco che sembrava un mare di latte, piccolo paradiso lucente e incontaminato. Julie stordita si strofinò gli occhi con le nocche della mano chiusa e tesa in un pugno. Sentiva il suo corpo coperto da una languida grazia innaturale e lievi dolori, un tempo celati, venivano risvegliati dal battito lesto del cuore che ripercorreva quegli attimi di dormiveglia. Si alzò dal letto ricomponendo la sua vestaglia di seta e aprì la finestra. Voci di bambini che giocavano in cortile invasero la stanza e le loro figure vivaci e irrequiete la trascinarono alla realtà, lontano dai fantasmi del passato. Un sorriso amaro violò le labbra rosee di Julie quando lo sguardo si perse oltre il rumore delle fabbriche e i lamenti degli uccelli: alcuni briosi volavano e alcuni, stanchi, si posavano guardinghi sui cornicioni dei palazzi.

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