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Sufjan Stevens – The Age Od Adz

Data di Uscita: 12/10/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

Sufjan Follow Your Heart
di Alessandro Ferri

Ah l’America, i suoi suoni e le sue contraddizioni. Al Mississippi Museum of Art sono esibite le opere di Royal Robertson, il signore sulla quarantina è fuggito dall’Italia dove non ha nulla da lasciare e ha deciso di visitare l’America alla ricerca dell’ispirazione. Questo signore ha appena vinto un sei super milionario al superenalotto, ha studiato per tutta la vita, studia come i suoni possono trasformarsi in immagini e viceversa, è un visionario e si appassiona di visionari. Questo signore si ritrova nel museo a guardare le opere, sull’aereo sfogliava riviste e su una di questa ha notato una copertina di un album chiaramente ispirata al pittore in questione. Questo signore completamente sordo è colpito, Sufjan Stevens – The Age of Adz è il nome dell’album. Sente qualcosa al cuore. Non ha la minima idea di come realizzare la sua idea, ma è un visionario pieno di tempo libero e soldi da spendere. Viaggia per tutti i musei del pittore e cerca di vedere un concerto del musicista in questione, musicista a lui sconosciuto. Il Michigan e il Texas, gallerie d’arte e dipinti alieni. Poi arriva il concerto e non sa cosa aspettarsi, sa solo che sarà grande ma non sa come mai. Legge qualcosa su un giornale, il giornale dice che ci sono suoni nuovi, colori nuovi creati dal trasformismo del musicista, dello scrittore di note. Forse questo concerto evocherà qualcosa in lui, gli indicherà una strada per trasformare le immagini in suoni e viceversa. Non è triste perché non può sentire nulla, è abituato. Sul palco arriva un uomo moro, con la chitarra, una giacca con uno stemma raffigurante una bandiera a stelle e strisce e uno stemma del Michigan, attaccate alla schiena due ali multicolore da sciamano indiano. C’è anche un coretto femminile sulla destra, e degli strumenti strani su un bancone. Chiede scrivendo sul block notes che si porta appresso cosa siano ad un ragazzo li vicino, lui stranito scrive che sono sintetizzatori vari. Il signore sorride e decide nella sua testa che ne comprerà a bizzeffe quando sarà finito il concerto, e si prenderà anche un pianoforte ed una chitarra. I suoi occhi sono concentrati sul palco e quando qualcosa si muove l’aria vibra un po’ e tutti si muovono intorno. Come un temporale in piena estate. E le immagini cadono come la pioggia del temporale. Muri colorati, dipinti densi, oriente e occidente fusi, cieli di fumo e fumo in terra. Uno spazio saturo ma sempre pronto a riempirsi. Tematiche diverse, deserti rossi e oceani blu notte, uniti. E ad un certo punto partito dal centro del cuore del signore sordo arriva un rumore, rumore sordo. Il coro, scandisce: ” Sufjan follow your heart” ed ecco le immagini che si trasformano in suoni, suoni schizofrenici che stridono con la faccia pulita del compositore, ovattati e filtrati. Quadretti giocosi e cascate di fiori sciolti nella panna montata, fuori misura eccessivo come quest’ultima immagine appare il suono in “Too Much” e in “Get Real Get Right” e ad i cori si allineano le tastiere analogiche.
E infine riesplode in tutta la sua potenza “Vesuvius” e il coro parla chiaro: “ Sufjan follow your heart”…
Il cuore del signore sordo è pieno, per un’oretta e mezza ha trovato il modo di trasformare i suoni in immagini e viceversa. Non comprende come sia possibile ma è felice. Ora almeno sa dove cercare  la sua magia, quella creata dal lavoro straniante ma allo stesso tempo gioioso di Sufjan.

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