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Teebs – Ardour

Data di Uscita: 18/10/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

Ottobre in California è un mese caldo. Ed è il mio compleanno oggi. Faccio in tempo ad aprire gli occhi, poco dopo dell’alba, e il sole irrompe con prepotenza nella mia stanza, investendo di calore i miei piedi scoperti. Mi piace alzarmi presto, soprattutto quando immagino che avrò davanti una giornata piena di impegni ed appuntamenti; la mia agenda oggi, in particolar modo, vomita scadenze incalzanti. Ma è così bello fuori, ed è la mia festa. Sorrido davanti allo specchio.

Apro la porta di casa per respirare l’aria del mattino, uno sguardo a terra e vedo sullo zerbino una busta imbottita con scritto in rosso “Hey, happy b-day!”. La apro e scopro ciò che manderà a monte i miei programmi per oggi: il mio migliore amico Mtendere ha concepito il più entusiasmante regalo che potessi mai ricevere. Una caccia al tesoro, titolo Ardour, aka Discovering L.A., sottotitolo, our soundtrack. Rimango senza parole, esterefatto e curioso allo stesso tempo. In fondo alla busta c’è un iPod di seconda mano, e un biglietto che recita: “non farti domande e segui gli indizi. Ps: accendilo non appena sarai uscito di casa.”

Parto con l’entusiasmo di un bambino, c’è una melodia di fondo che mi accompagna nella ricerca, ché nelle mie orecchie risuonano musiche elettroniche impure, ricche di contaminazioni e di salti temporali – salite, discese, salite, stasi, e così via – ma a prestare attenzione è così semplice scorgere ciò che le accomuna e le rende familiari. Suonano di Los Angeles, della nostra gente che è andata sommandosi e mescolandosi. Mi ritrovo a correre in un parco accanto a ragazzi affaticati dalle ore di jogging, e poi a salire e scendere da bus esausti di folla urlante, a giocare a basket in una spianata di cemento di periferia, e a pensare – da solo. Le note nell’iPod si susseguono quasi in sincrono con il ritmo dei miei movimenti, un sottofondo elettronico scandisce le mie movenze, ma poi entra un crescendo che mi spiazza e devo fuggire, o il rallenty che mi incolla seduto a terra in un marciapiede. Parlano una lingua a noi così nota questi pezzi; gocce d’acqua che cadono e si digitalizzano, frammenti di hip hop e dubstep rievocano le voci di una cultura metropolitana in fermento, altre invece provengono dall’underground. C’è una calda luce solare che rischiara ciò che sto ascoltando, come un bagliore trasversale che taglia una ad una le tracce, le fende amorevolmente e le fa lentamente sciogliere di un tepore autunnale. Ci sono visi e gesti descritti nelle ore che passano, abitudini e cambi di rotta. Un caleidoscopio, un meltin’ pot.
La musica si dissolve quando arrivo affannato su Mulholland Drive e ammiro commosso la mia città; una voce di donna canta la fluidità della Long Distance che mi separa dalla confusione cittadina, un beat risuona delicato su un sottofondo ambient, la natura ne copia il ritmo. Le prime luci si accendono in lontananza.

Solo al calar della sera, quando ormai le mie gambe sono distrutte da questo vagabondaggio insolito, e il mio cuore gonfio di un sentimento di gioia e riconoscenza, capisco fino in fondo il fantastico regalo di Mtendere; il suo nuovo album sarebbe uscito tra pochi giorni, e a me era stato dato il privilegio di un ascolto itinerante in anteprima. Il post it che c’è ad attendermi appiccicato al portone di casa la sera recita infatti così: “a te che conosci me, a te che ami Los Angeles, a te comprendi le sue anime”.

Federica Giaccani

2 Responses to “Teebs – Ardour”

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