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Salem – King Night

Data di Uscita: 28/09/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

Epilepsy in slow motion
di Alessandro Ferri

Qui dentro in questo scantinato siamo in pochi, si sono fatti la loro cattedrale segreta nel Michigan e ci portano solo qualche eletto, però paiono pronti ad esplodere e ad invadere tutto l’underground americano. Maglioni fuori misura, jeans neri super attillati, labbra di un rosso troppo acceso su visi scarni e bianchi, squarci nelle calze a rete delle ragazze presenti. Foglie morte attaccate al muro, tutto appare sfocato e privo di forma ben definita. Buchi e voragini immaginarie nel pavimento. E io e te siamo qui dentro mano nella mano stretti nelle nostre camicie, in una caverna di suoni a tratti angelici e a tratti diabolici, totalmente dispersi nel marasma. L’estate sta finendo e qui per loro non sembra mai esserci stata l’estate e il sole, qui in rosso sul soffitto campeggia la scritta Witch – House Homeless e guardare in alto fa venire il mal di testa. Il soffitto è altissimo,sfondati i piani superiori per spingere verso l’alto i lampadari di cristallo che riflettono le luci e i visi di tutti per creare un fantasma. Tre tastiere e tre microfoni sull’altare, tre personaggi ambigui, visi coperti dai capelli, due uomini e una donna. Tutto è preparato per implodere, le tenebre sono rotte da un beat che ci riporta ad una Zola Jesus appesantita dalla forma densa tipica del dubstep e in questa prima “King Night” che apre le danze abbiamo da guida lontane voci femminili che disegnano una via eterea all’inferno. Un riverbero costante si innesta nelle orecchie e corpi in movimento fluido si urtano, tutto decade felicemente, loop taglienti aprono le restanti porte. Alcuni battono le mani a ritmo di synth e una ragazza decide di abbracciarmi mentre le voci femminili ci portano in un nuovo mondo shoegaze sporcato da un pulviscolo grigio di materiale lunare. E questa era “Frost”, tu completamente assuefatta dal ritmo mi abbracci come mi abbraccia la sconosciuta e ci muoviamo scossi da brividi caldi. Un cambio di rotta si abbatte su tutti, quando a tutto il marasma si aggiungono voci dal ghetto nero come la pece il fiume di energia è sempre più un flusso che pervade e stringe in un cerchio stretto i presenti nello scantinato. Tutto pare essere in preda ad una crisi epilettica gestita e innestata al rallenty ( “Trapdoor”), tanto per non farsi mancare nulla partono luci lampeggianti rosse che rendono le retine caldissime. “Traxx” ci martella le palpebre e il canto ammalia come le sirene di Ulisse, mi sussurri nell’orecchio che vuoi andare a dormire, che ti devo portare in braccio perché sei sfinita, e che ti senti sporca dentro, sporca fino alle ossa. Saluto i Salem con la mano ma loro sono ormai stravolti sul divanetto di pelle appena dopo la sfuriata finale di “Killer” che ha fatto vibrare i muri per la sua intensità. Volevi per forza venire a scoprire questo filone Witch House, ti ho portato a sentire e ci hai sbattuto il corpo contro, hai respirato l’incubo con le tue stesse narici. Mi sali sulla schiena,ti aggrappi forte al collo e storditi usciamo dalla cattedrale sotterranea, è già mattina ma il tempo ha perso le sue coordinate base. Come due corpi estranei ci muoviamo tra i mezzi dei netturbini, facciamo ritorno nel mondo reale, piano piano però.

One Response to “Salem – King Night”

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