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Wavves – King Of The Beach

Data di Uscita: 03/08/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

Idiot
di Alessandro Ferri

Ehi ragazzino, sei davvero cresciuto.
Ti avevo visto con lo skate a fare la rockstar sul marciapiede davanti a casa, e con lo skate e la chitarra a rompere i timpani di chi fa jogging sull’Ocean Front Walk.
San Diego non ti conosceva affatto e tu registravi dietro casa i rigurgiti di melodie stritolate per scuotere le vene, sì le vene dei vicini di casa.
Ti ricordi vero?, sì lo so sarò noioso ma era così.
Ti ricordi vero quanto erano instabili i suoni e mi chiedevi che strumenti usare per cavare fuori qualcosa. Che solo quando eri fatto le ragazzotte della zona ti guardavano, se erano fatte anche loro.
E passavi il tempo con il joy-stick in mano davanti alla tv con la vita sociale pari a -2.
Hai capito che dovevi fare il salto, senza che te lo dicessi. Hai iniziato a far fumare le canne al tuo gatto e agli altri animali in casa ed eri felice, questo era il primo passo. Sei sempre stato veloce, rapido, scattante e Pitchfork ha iniziato a pomparti dietro.
Hai capito che San Diego poteva essere ai tuoi piedi, e hai assestato il colpo. Il colpo per diventare il boss, il Nathan migliore di tutti sulla costa.
Per passare nelle radio di tutti college, in tutte le orecchie delle biondine con gli shorts e le camicie a quadri rosse e nere. Sei un cazzaro e lo hanno capito tutti, a Barcellona al Primavera Sound Festival si ricordano bene.
Adesso però è estate e vuoi farci esplodere, farci saltare per aria con il tuo Surf-Punk-Shitgaze e tutti quei termini che usano solo le persone cool.
Ti ho visto ieri sera con i tuoi amichetti e c’era un sacco di gente mai vista, pure quelli che ti danno una mano a suonare sembravano più a posto.
Attorno al falò sulla spiaggia era pieno zeppo di ragazze che ti guardavano e ti volevano mentre la loro testa ondeggiava a destra e a sinistra.

Tutto questo clamore per te, era strano mi dissi, è follia.
E invece poi hai iniziato a suonare, a presentare il nuovo album, e il sale sulla pelle delle scalmanate della costa ha iniziato a saltare sui visi colorati dal sole. Non hai rallentato quasi niente, non potevi farlo e la chitarra spinge ritmi altissimi con King Of The Beach, Post Acid e Linus Spacehead, faranno impazzire le radio, stanne certo ragazzo. E quegli urletti in falsetto, e quelle “freakkerie” elettroniche salmastre che non ti riconoscevo per far contente le smorfiosette abituate a Panda Bear e per espanderti quasi etereo ed acido con When Will You Come e Baseball Cards, ci mancava solo il pop sciocco dove ci si può dondolare abbracciati alla fine e tutte sono innamorate e saltano. Baby Say Goodbye.
Compreranno il tuo album, sei il Re. Faremo un sacco di dollaroni e di strade, fotti tutti i critici.

Un ruffiano di merda pieno di falso appeal, gli invidiosi e gli intellettualoidi indie diranno così, un figo della madonna invece si dice dalle nostre parti. Pure mia moglie ti adora ora, e non posso negare che mi hai colpito davvero.
Sì insomma, mi sei piaciuto l’altra sera. Cazzo ma mi stai ascoltando?, metti via quel dannato joy-stick ed ascoltami mentre parlo che poi dobbiamo fare l’intervista di presentazione dell’album con la stampa.
Nessuna risposta o cenno di assenso.
Il solito Nathan, adesso però con indosso la sua maglietta, quella del King Of The Beach con il povero gatto tossico.

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