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The Reign Of Kindo – This Is What Happens

Data di Uscita: 03/08/2010

L’uscita dal tubo è sempre un piacere, l’aria pressante e viziata dell’underground pare finta e non la gradisco, come non gradisco queste competizioni da tre soldi per artisti esordienti. Ho trent’anni suonati e non sono ancora nessuno, non sono un esordiente, sono la cloaca vuota d’un sognatore troppo piccolo nella city dei grandi. Vado a queste competizioni solo per acciabattare qualche sterla in più, non vinco mai, ma il premio della critica spetta sempre a me. Perché? Perché so suonare e loro lo sanno, come io so che il popolino vuole il crunk, l’indie e dodicenni vestite da battone pseudopunk che parlano d’amore eterno. Fanculo, dove l’avete lasciata la dignità? Nel mentre raccolgo in fretta e furia una sigaretta lasciata a spegnersi  sul marciapiede, stai tranquilla bambina, non spirerai da sola, con te se ne và un po’ del mio senso del pudore. Ho smesso di fumare, di fumare sigarette comprate da me. Arrivo al locale, dannazione un interrato, ormai a Londra si vive sottoterra, quando si dice cadere in basso, qui non cadono, sono più posati, scendono. Ricordo di quando suonavo nel mezzo di Hyde Park, miniampli e tastiera… Le coppiette venivano sorridendo aspettandosi siglette, ci rimanevano di cazzo quando attaccavo con Dinah, solo per scaldarmi, poi via di freestyle, non mi piace fare cover, solo qualche citazione qua e là per ricordare da dove viene e per far capire che non può andare oltre. Quando andava bene mi riempivano di p e ne avevo abbastanza per mangiare dai paki due o tre giorni, quando andava male m’ascoltavano sfigati miei pari e suonavamo assieme tutta la notte e il magro guadagnato si spendeva in pinte al mattino dopo. Full english breakfast con correzione. Ma a trent’anni si ha più fame. Niente improvvisazioni, non se lo meritano il bebop serio nei locali, un pezzo semplice e ben strutturato ma nulla di più, quello che basta per assicurami i 200 pounds di premio. E me li assicuro nel silenzio delle quinte mentre a prendersi gli applausi sul palco ci sono quattro anoressici con una giacchetta napoleonica e sneakers gola a tinta unita, stronzi tutti uguali, fanno un pezzo che finisce per tre mesi in mainstream e spariscono. Mentre m’avvio verso l’uscita vengo fermato da una splendida sorpresa con un vestitino rosso tubolare ed un rossetto troppo acceso per la carnagione mulatta che s’affaccia viziosa dalle zone in mostra. M’avvicina e mi sussura all’orecchio, non dovresti giocare con cose da neri, o finirai come mio padre. Che fine ha fatto tuo padre? Ha messo incinta mia madre, risponde sorridendo. Usciamo assieme dal locale.

Alfonso Errico

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