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The Wilderness Of Manitoba – When You Left The Fire

Data di Uscita: 22/06/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

Uno sguardo da 2° 3° 4° posto
di Filippo Righetto

Lo vedevano arrivare da lontano.
Anzi.
Prima di vederlo, lo sentivano.
Quel cigolio abbattuto pareva momentaneo, ma puzzava di eternità.
Si chiedevano da dove venisse, dato che il guscio metallico che lo ospitava era oliato a dovere.
Le persone si interrogavano su quel ragazzo, e mormoravano.
Un tempo atleta sano e dalla morale integra, la vita gli sorrideva e lui sorrideva ad essa.

Aveva smesso di frequentare la casa.
Il che era strano.
Ci era molto legato. Più di chiunque altro nel quartiere.
Era una casa defilata, non si lasciava trovare.
Il ragazzo ci passava davanti spesso, quasi ogni giorno. La considerava una dimora modesta, dalle tinte spente, con degli evidenti problemi strutturali. Forse a qualcuno quelle grondaie raffazzonate e quelle tegole sproporzionate potevano anche piacere.
A lui no.
Questione di gusti.
Qualche volta ci entrava pure. Al pian terreno solamente.
Si riunivano li un’accozzaglia di giovani vagamente interessanti, che non spiccavano di certo per acume e prontezza. Non erano al suo livello.
Quasi per noia inerziale, cominciò ad addentrarsi nei piani superiori. Non cercava nulla, e non c’era niente che lo interessasse.
Questo prima di scoprire il pianoforte.

Sentì le prime note avvolgerlo e trasportarlo fuori dalla materia. Li, nel nulla, si rese conto di essere solo. Nessun altro aveva sentito quella meraviglia. Capì subito, e si mise alla ricerca della fonte. La trovò, in un piano nascosto, il più alto.
Entrò in una stanza piccola e dal profumo intenso. Bagnata dal buio, poca luce filtrava dalle tende. Si appoggiò alla parete, lentamente scivolò a terra.
Rapito.
Cercò, a tentoni, qualcosa. La sua curiosità trovò una scheggia affilata. Pretendeva troppo dalla stanza. Sorrise felice, era solo la prima volta del resto.

Tornò ogni giorno, e la sua felicità aumentava di visita in visita.
I gradini per raggiungerla erano massicci e pericolosi, ma lui impiegava sempre meno a farli.
Ogni viaggio era una nuova scoperta. Quando trovava qualcosa, si avvicinava all’unico raggio di luce che fuggiva la finestra oscurata, e ammirava.
Libri che narravano della storia della casa, fotografie di tempi passati, un’immensa collezione di vinili, giocattoli animati.
Il tempo passava, e il giovane capiva che poteva comunicare con la stanza.
Parlava ad alta voce, ed il suo nome, saettando tra quei buffi oggetti, veniva trasformato, ed ogni volta che questo succedeva, il suo cuore scintillava.
C’erano degli scaffali vuoti, e lui li riempì con immagini della sua vita. Aggiunse dischi alla collezione. Un quadro.
Condividevano tutto.
Le frustrazioni e le passioni.
La più minuscola novità era subito occasione per correre a perdifiato attraverso il selciato e saltare quei gradini a due a due a tre a tre a quattro a quattro fino a volare!
Cosa nascondeva quell’edificio all’occhio così debole… era fortunato, felice, così felice da essere diventato stupido pensava ridendo!
Non avrebbe cambiato nulla.

Venne il giorno in cui smise di essere stupido.
Aveva scoperto lievemente il pesante tendaggio, e i suoi passi l’avevano guidato sulla soglia di una porta. Abbracciò la maniglia, e spinse senza ottenere risultato alcuno. Continuò in questo modo, incredulo. Fece qualche passo incerto all’indietro, riflettendo.
Qualcosa non andava.
Cominciò a cercare la chiave, prima con calma, poi con crescente ansia e sofferenza. Scorse tutti i libri che aveva letto e scritto, pagina dopo pagina, singhiozzando, ed i cartoni e le favole e la musica e le speranze e tutto quello che rendeva bellissima quella stanza!
Il pianoforte cominciò a cantare con voce fredda, tanto che il ragazzo vedeva la brina staccarsi dalle sue corde tese.
Quella porta non si sarebbe mai aperta per lui. L’eventualità non era nemmeno mai stata contemplata.
Scappò dalla stanza, senza fiato, inciampando su tutto quello che era stato costruito. Non era possibile, non aveva senso, nessun senso, non c’era motivo di… di…
Arrivato sul pianerottolo, lanciò il suo peso sulla balaustra cercando sostegno, ma il dolore liquido gli fece mancare la presa.
Cadde.
Quei gradini, la cui conquista era stata per lui fonte di immensa gioia, ora lo straziavano senza pietà, martoriandolo. Dopo un tempo infinito, si ritrovò disteso alla base delle scale, incapace di muoversi, di parlare, di vivere.
Non riusciva più a muovere le gambe.
Alzò la testa di qualche centimetro. La porta d’ingresso era spalancata, ed un sole pallido e vuoto lo colpiva, mentre il suo destino lo raggiungeva scivolando lentamente. Si issò sulla sedia a rotelle con fatica.
Per la prima volta era consapevole dei suoi limiti.
Non era abbastanza. Lui non era abbastanza.
Cominciò la sua vita da reietto. Perse molto, dopo quella caduta. Fece delle scelte sbagliate, che ferirono persone a lui vicine.
Tornò qualche volta d’innanzi a quei gradini. Sentiva la musica del pianoforte suonare più radiosa che mai.
Guardando in alto, non pensava a quanto fosse tutto così assurdo, alle spiegazioni mancate, all’odio che avrebbe dovuto provare… l’unico pensiero che imperversava nella sua mente era… quanto gli facessero male le sue gambe.
Adesso le persone lo incrociavano per strada.
Quello che le colpiva non era la carrozzina, o il suo aspetto dimesso…
I suoi occhi.
Uno sguardo da 2° 3° 4° posto.

2 Responses to “The Wilderness Of Manitoba – When You Left The Fire”

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