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CocoRosie – Grey Oceans

Data di Uscita: 11/05/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

Everlasting ages
di Federica Giaccani

“Prendimi per mano” – “Prendimi!” supplicò. La bambina dai capelli rossi e il viso tempestato di lentiggini sembrava spaventata, in realtà era la più forte. C’era da attraversare una piccola radura; i rami degli alberi erano intrecciati come le lunghe braccia delle vecchie bambole di pezza, che non riuscivano mai ad allungare diritte del tutto nei loro giochi, ma il vento scuoteva le fronde, e le foglie cadevano come lacrime. La bimba dal caschetto biondo le tese la mano, era più grande ed ostentava sicurezza, ma le sue gambe tradivano timore, malgrado i larghi pantaloni in jeans che avrebbero coperto qualsiasi tremore sospetto. E corsero, inciampando e rialzandosi, mentre gli scoiattoli danzavano con le farfalle, ritmicamente, a scatti, elettronici e dolci come il caramello. Tulipani di gomma, bolle di sapone, animaletti mou. Fuori dal bosco le aspettava l’enorme gabbia di vetro – un Crystal Palace rivisitato – e la loro immagine riflessa sull’ampia superficie cangiante. Un’occhiata, e un balzo indietro: ma chi erano? Il vetro restituiva la figura di due donne ormai cresciute, l’innocenza era svanita dagli occhi, si guardavano a vicenda con disincanto. Entrarono attratte da profumi esotici, da colori accesi e canti di uccelli. Tutto ciò che apparve ai loro occhi le riempì di stupore, ma al contempo sembrò loro familiare. Pappagalli giganti sfiorarono le loro teste, volarono piume azzurre e gialle, un’allegra comunione di flora e fauna estrapolata chissà dove e racchiusa a stento da quelle pareti evanescenti; alberi e rampicanti coltivati in serra, cinguettii, il bosco fuori e il bosco dentro. “Siamo già state qui?” (Ma erano le bambine o le donne a parlare?)
In un angolo, nascosta dal verde e dal fucsia delle piante in cattività, una casetta di legno spuntava timida in cima al baobab, l’intenso profumo emanato dai grossi fiori non poteva essere ignorato; la scaletta a pioli era un invito a salire, mentre il sole fuori si coricava all’orizzonte, e i fiori notturni si schiudevano, e le lucciole giocavano a rincorrersi lungo scie intermittenti. Era un buco lì dentro, che sapeva di legno e di primavera, pieno zeppo di cianfrusaglie raccolte in giro per il mondo, esperienze ed emozioni racchiuse in oggetti accatastati: vestiti, libri impolverati, pupazzi, un grosso canguro gigante di peluche, uno xilofono, una pianola per bambini, un mappamondo. Lì dentro era conservata la loro storia, non era un banale déjà vu, in repentini salti temporali l’innocenza immacolata bambina si trasformava in maturità adulta e consapevole, e poi di nuovo indietro.
Era questo ciò che eravamo, ed è questo ciò che siamo. Trovammo una macchina fotografica usa e getta, dimenticata tra le bambole. Ci disegnammo in faccia improbabili baffi e ci vestimmo hippie, con due cappelli di feltro a punta, celesti. L’immagine che rimase non è che una coppia di donne in bilico tra l’infanzia e i giorni d’oggi, tanto buffa quanto commovente. Due mezzi sorrisi beffardi.

One Response to “CocoRosie – Grey Oceans”

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