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Thee Oh Sees – Warm Slime

Data di Uscita: 11/05/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

Tutto ciò di cui hai bisogno è l’estate…
Che si tratti di un augurio rivolto all’impavido ascoltatore che ha scelto di seguirlo un’altra volta, oppure di un consiglio destinato unicamente a se stesso e da intendersi come necessità di conquistarsi il proprio piccolo posto al sole, non è dato sapere. John Dwyer è sempre stato un personaggio sfuggente, uno di quelli che non amano fermarsi o lasciarsi incasellare e quindi insistono nella loro fuga perenne ed incomprensibile ai più, cambiando senza posa indirizzi, denominazioni ed abiti musicali. L’estate come metafora del riposo potrebbe calzargli a pennello ma il leader dei Thee Oh Sees ha già predisposto altri schemi e nessuna pausa è contemplata. Otto album in neanche quattro anni varrebbero come media promozione, non fosse che le logiche discografiche non sono escogitate per omaggiare una simile generosità. Partita con il pretesto della ricerca di un suono, in una baldoria di sperimentalismi domestici via via condivisi ed estesi da progetto solista a vera band principe, la corsa schizofrenica sembrava aver trovato un approdo formale di una certa consistenza con gli ultimi lavori licenziati da Dwyer e soci, tutti imperniati sul formidabile cortocircuito tra garage pidocchioso in quota Woodsist e svenevolezze vocali rigorosamente desuete. Se il velo di un cliché pareva aver adombrato l’intransigenza espressiva dell’audace musicista, è pur sempre vero che ogni singola opera a marchio Thee Oh sees funziona come autentico mondo a parte. Nell’economia e nello specifico di ‘Warm Slime’ risulta cruciale l’introduzione affidata alla title track, emblematica prova di delirio e noncuranza strategica con i suoi tredici minuti e rotti di cavalloni elettrici. La bassa fedeltà della casa non intacca un tono molto più sostenuto, adrenalinico ed arrembante del solito, con quella sorta di antitormentone che si insinua succube e resta a fermentare nel cervello, gioioso mantra architettato come ponte ideale tra due coste rumorose, una più convenzionale, l’altra orientata al festoso furore noise gracchiante che è la vera cifra del gruppo, tutta echi e riverberi squillanti. Senza avvisaglie si viene risucchiati. Questo piacevole flusso schiumante e dilatato – esempio di terrorismo sonoro pacifista aperto al diletto dell’improvvisazione – sarebbe perfetto per una campagna di suicidio commerciale, se solo ci fosse una base di riscontri o vendite da mandare al massacro. Colpisce nel resto dell’album, un pugno di canzoncine da tre minuti ciascuna, il ricorso ad una semplificazione della scrittura e degli arrangiamenti che premia il bozzettismo rock di pura sostanza. Prendiamo ‘Castiatic Tackle’, punk veloce, abrasivo ed approssimativo in linea col migliore Dwyer style. Forse i nuovi Thee Oh Sees pagano qualcosa in termini di eccessiva schematizzazione delle trame e della melodia: il songwriting è basilare, ridotto all’osso ed ammantato d’una scorza più diretta che mai, senza le bizzarre infiocchettature retrò che a dire il vero li rendevano così irresistibili. E’ in questo ripensamento che alberga il carattere anomalo di ‘Warm Slime’, nella volontà di annullare le delicatezze accennate nei gradevoli quadretti di ‘Sucks Blood’ o ‘Hounds of Foggy Nation’, dando spazio ad un cantato senza svolazzi e ad una forma che da acidula si è fatta più schietta e irridente. Anche il vetriolo si dimostra meno delirante e più disciplinato che ai tempi di ‘The Master’s Bedroom’, solo due anni fa peraltro. Canzoni come ‘Mega-Feast’ sono autentiche ipotiposi, pezzi brevi, scapestrati e chitarrosi che lasciano margini esigui all’immaginazione, mentre i cromatismi restano confinati alle figure emaciate che in copertina ricordano vagamente la premiata ditta Klimt & Schiele. Si sente terribilmente la mancanza della voce di Brigid Dawson, limitata nell’occasione ai cori cadenzati della militaresca ‘Everything Went Black’: davvero troppo poco per un’arma letale di tale risma. Certo non siamo in presenza di un completo tradimento, gli amanti del genere possono stare tranquilli. ‘Flash Bats’, per dire, è un pezzo ancora più sommerso del consueto, con la voce di John sepolta sotto strati e strati di dissonanze, feedback cenciosi e rumenta sonica. Il valore fidelizzante di ‘Warm Slime’ è assicurato da questa sistematica negazione della bella forma, dell’equilibrio e della norma sonori. Come nel caso di ‘I Was Denied’, nonostante una melodia bubblegum sixties di quelle tagliate con l’accetta, i suoni restano volutamente grezzi, scontrosi, la produzione povera e poco elaborata. Ma sotto le scaglie della psichedelia lo-fi, dietro gli scampoli di rancidume noise, si conferma uno spirito pop genuino e fanciullesco che non chiede altro che una nuova estate per liberare tutta la forza visionaria della propria irriverenza.

Stefano Ferreri

2 Responses to “Thee Oh Sees – Warm Slime”

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