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MGMT – Congratulations

Data di Uscita: 13/04/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

Flash delirium… (hey people, what does it mean?)
di Marco Caprani

Il problema è quando ci s’innamora del bicchiere dell’amaro dopo averlo bevuto… lo passi tra le dita, lo guardi, lo palpeggi, lo fai roteare e parli un po’ con quello sguardo strabico e l’eleganza distratta di chi ha sentito ed udito molti anni di parole…
Non importa se chi hai di fronte t’ascolta, questo ti dà un tono comunque… poi lo posi. Con calma.
Ma se per sbaglio ti cade, lo guardi lentamente con aria stupefatta e distaccata.
Te ne fotti alla grande, e… capisci di essere un grande fottuto stronzo.

“We, svegliati mister! Sei incantato?…”
“Mah, stavo pensando… son un po’ stanco forse”…

D’altronde è già mezzanotte qui e si balla un lento biascicato dall’orchestrina composta.
I due tizi che cantano mi fanno venire un po’ d’angoscia per il tempo che passa… forse sto invecchiando o sono solo uno stronzo nostalgico delle ballate elettroniche degli anni ’80 e ’90.
Ma si sa, invecchiando si diventa più sofisticati e spesso ci si annoia… o forse il piacere cambia…

Torno a guardare il palco di questa vecchia balera attraverso il fondo del mio fottuto bicchiere di amaro, il vetro distorce i colori riflessi dalla palla da discoteca: allucinato dalla mia stessa mente, ingannato dall’occhio e cullato da una tranquilla melodia orientaleggiante vedo grasse signore e vecchie brizzolate ballare con alti marescialli e rugosi boscaioli e tuttavia mi piace sentire il battito del grande cuore di queste persone roteanti e paffute, ebbre di amari…

Col sangue che bolle nelle vene per l’attesa di un’epifania che mai verrà, continuo a pensare alle pratiche giuridiche che dovrò svolgere in ufficio domani: la vita degli avvocati è una merda.
Questa sera non riesco proprio svagarmi e cacciare lo stress… per questo ho deciso di diventare un barbone.

Esco dalla balera con ancora il sapore dolce d’amaro sui baffi, continuando a fischiettare quel motivetto orientaleggiante…
Le luci di Brooklyn colano giù sugli smalti arrugginiti delle grondaie dei palazzi.
Caspita! Devo ancora cercarmi una panchina dove dormire… ma i cartoni li ho già messi da parte dietro ad un cassonetto… “Fan culo alla panchina! Ho sonno!”…
Prendo il mio bottiglione di vino lasciato in un angolo e nella speranza di dimenticare le fatiche del lavoro e cercare un senso a questa vita, apro il mio breviario preferito: “Poesie di Dylan Thomas”, finalmente mi corico e ne leggo un frammento:

“[…]Ho udito molti anni di parole, e molti anni
Dovrebbero portare un mutamento.

La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.”

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