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The Sight Below – It All Falls Apart

Data di Uscita: 06/04/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

I Am The Ocean
di Federica Giaccani

La donna non riusciva a dormire, si girava e rigirava nel letto, in quella casa di legno sul mare. Colpa delle onde là fuori, colpa dei film di David Lynch, dell’inquietudine. Pensieri fluivano rapidi, poi d’improvviso si dilatavano in sequenze rallenty, lei era senza fiato. Guardò là fuori, e tutto ciò che i suoi occhi colsero le sembrò like a shimmer. Si coprì con un impermeabile e corse fuori a prendere aria, fresche gocce di pioggia tamburellavano sui suoi piedi e sulla notte, davanti a quel mare increspato, ma rassicurante. In fondo non era stato che un intimo richiamo a svegliarla, nient’altro, nessun timore; la notte bagnata era sua, quella ghiaia sulla riva le faceva riaffiorare alla mente immagini di analoghe notti trascorse lì nell’attesa, con le mani sprofondate nei sassi e l’acqua sui piedi, un freddo tagliente fuori, un ardore dentro.
L’auto era lì parcheggiata, non restava che mettersi al volante e seguire istintivamente la strada, senza possibilità di sbagliare, da un lato la ferrovia e dall’altro quella nera distesa viva e liquida, che ogni tanto sussultava; non restava che andarsene Through the gaps in the land. Quella strada era un rifugio, un abbraccio avvolgente dai lenti movimenti, una strada percorsa nelle notti di dolci malinconie, in cui ritrovare le barche ai loro posti sulla spiaggia, ognuna con il suo nome segnato a vernice sul fianco, con le sue strisce rosse e blu.
Quella notte, però, i bassi suonarono più profondi, e andarono a inciampare in maniera maldestra tra i pensieri tenuti volutamente in disparte; la donna alzò il volume della musica per non sentire, credendo stupidamente che il suono potesse annientare quel fuoco che era divampato dentro e che la stava divorando. Doveva arrendersi, non c’era altro da fare, e disse alle fiamme: “Burn me out from the inside”! Accostò l’auto dal lato opposto del mare, accanto ai binari, ed estrasse quella scatola di latta da sotto il sedile; l’aveva riposta lì da anni, e analogamente aveva cercato di seppellire i ricordi. La aprì, and let it all fall apart. Polaroid intatte, musicassette, un rossetto rosa ormai sciolto per metà, fiori secchi, delle lettere, un’acida fialetta – ciò che restava di un profumo francese. Scese una lacrima. Proprio mentre sulla strada stava avanzando un’altra auto; due auto solitarie in quella che era stata notte e si apprestava a diventare giorno. Li riconobbe: Ian Curtis era alla guida e al suo fianco sedeva Jesy Fortino, erano lì per vedere con i loro occhi come ancora nuove albe potessero svanire sulla riva del mare. La donna li salutò con la mano, e anch’essi la riconobbero, perché le malinconie hanno tutte lo stesso retrogusto e avvicinano le anime sole. Ma non si fermarono.
Il sole cominciava ormai ad alzarsi, era arrivato il momento di rimettere insieme i pezzi e raccogliere le proprie cose sparse nei sedili dell’auto. Era l’ora di tornare a casa, passo dopo passo, staggering.

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