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Godspeed You! Black Emperor – Lift Yr. Skinny Fists Like Antennas to Heaven!

Data di Uscita: 09/08/2000

Godspeed / God’s Pee / God’s Peace
di Filippo Righetto

Sugli spalti di un modesto palazzetto di periferia… fu li che prese la sua decisione. Il Mondo doveva finire. Voltò le spalle ai rumori dell’agonismo, con la speranza di una visione migliore, ma i giochi d’ombra che il sole proiettava attraverso la balaustra arrugginita creavano una gabbia costringente, un limite creativo.
Sotto queste condizioni, comporre musica era impossibile. Impensabile. Serviva purezza, serenità.

it takes minute detail
it takes a holy life
it takes emotions
it takes dedication
it takes dedication
it takes a death
and only god can allow it

Meno persone. Nessuna.
Il fatto che più nessuno sarebbe rimasto per ascoltare non lo spaventava. Era un sacrificio necessario. Del resto, l’uomo è solo uno delle tante anime che si possono incrociare nel cammino attraverso le nere serpentine.
Portare a termine il piano fu facile… tutto si basava, paradossalmente, sulla segretezza. Meno informazioni comportano più ignoranza. L’ignoranza porta alla paura, la paura al caos, il caos alla distruzione.
Senza dimenticare l’innata fantasia umana, infinita fonte di trame raccapriccianti ed immotivate.
E la religione! Ah, la religione… contributo essenziale per consegnare le persone alla rassegnatezza.
Le voci che cominciarono a circolare furono molte: un virus, terrorismo, un complotto.
I primi a sapere furono ovviamente i potenti della Terra, e le manovre che misero in atto per tutelarsi servirono solo a rendere la fine ancor più vicina. Si parlava di enormi astronavi, arche della salvezza destinate a vagare per gli spazi siderali. Di profondi rifugi sotterranei, scavati a pochi chilometri dal centro della Terra.
Come risultato, a sole sette settimane da quel gelido pomeriggio dove, seduto su un blocco di inanimato cemento, lui aveva deciso che il mondo doveva finire, non una sola persona era rimasta nelle città. Nei momenti di incertezza, l’uomo diffida prima di tutto di se stesso, di quello che ha costruito, e guarda alla natura come ad un portale redentore.
Le difficoltà che si vennero a creare dalla convivenza forzata di miliardi di persone in condizioni precarie furono come vampe inarrestabili per l’insaziabile cespuglio della rivolta. L’egoismo e la violenza dell’animo umano fecero il resto.
Dopo diciassette settimane, solo quattordici persone rimanevano sull’intero globo terrestre, pallide forme entropiche di un’era ormai persa. Sapevano del fallimento dell’umanità, e non opposero resistenza quando lui arrivò per portare a termine il piano.
A quel punto, per raggiungere il massimo grado di empatia, lui si svestì. Era vestito come uno straccione, un vagabondo senza dimora. Si tolse i guanti sfilacciati, gli scarponi senza lacci, la casacca nera, i paraorecchi. Raggiunse, nudo, la caverna dove l’attendeva lo strumento disegnato. Un’arpa maestosa, nera come l’ebano e grande quanto il tempo. Si caricò quell’enorme metronomo sulle spalle, e si affrettò a raggiungere la cima. Doveva fare in fretta, la tempesta aveva quasi raggiunto il suo culmine!
Le dita scorrevano tra la moltitudine di corde tese martoriando la pelle, mentre il sangue che niente al mondo avrebbe potuto lavare, nemmeno la pioggia sferzante, si mischiava alle lacrime di gioia e alle pietre metamorfiche, creando i semi di una nuova, migliore, razza.

odspeed / God’s Pee / God’s Peace

di Filippo Righetto

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