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Laura Marling – I Speak Because I Can

Data di Uscita: 22/03/2010

Potevi confondere il suo viso col cielo, terso e plumbeo, quando passava il pomeriggio coi piedi ciondolanti da quel muretto coperto di muschio. Intuire la durezza dei suoi pensieri nel broncio tempestoso, che si rovesciava negli occhi coperti di un patina liquida, era fin troppo facile. Ero appena arrivato in paese, di passaggio verso la cortina fiammeggiante di una Londra mai così vicina alle porte dell’Inferno. Smontai da cavallo nel crepuscolo incombente, il vapore che smottava copioso dal dorso dell’animale esausto. Incominciò a scendere una pioggia via via più insistente, ma lei rimase lì appollaiata, fino a che scomparve nella coltre vaporosa che mi spinse dentro una locanda deserta e umida.

Carovane e carovane di profughi fuggivano dal Tamigi, tinto di cremisi dalle fiamme, ma di là non passavano. Complice una leggera indisposizione, me ne stetti un giorno intero a girovagare per la stanza, ogni tanto fermandomi a osservare quel corpicino inzuppato, avvolto di bianco e macchiato di fango. Esplorai quella casa disabitata, in cui tutto era però al suo posto, immacolato e perfettamente disposto, come se gli occupanti fossero da poco usciti di fretta, lasciando tutto così com’era. La dispensa era piena. Mi decisi a restare, per cercare di decifrare il mistero di quella bizzarra apparizione. Tale era poichè, ogniqualvolta facevo per attraversare la mulattiera che ci separava, ella scompariva senza lasciare traccia.

La neve arrivò, senza che lei se ne curasse, che facesse un gesto per liberare i capelli dalle macchie gelide che le intrecciavano le ciocche. L’Inghilterra copriva con un manto abbacinante i propri peccati, sonnecchiando colpevolmente, febbricitante e derelitta, mentre il ghigno del demonio affollava miseri sogni di gloria. Non tentai più di raggiungerla, nè mi attardai a osservare l’immota espressione del volto di lei, grottescamente inginocchiato per scorgerla al di sotto della frangia.

Fu il primo raggio di sole della primavera a risvegliarci. Un movimento impercettibile del capo, una mano si volse, mostrandomi il palmo. Uscii con la circospezione che la mia profonda agitazione mi permise, barcollando come mesmerizzato. Mi guardava con occhi pieni di pietà, tentando di sorridere senza riuscirci. Tenendo lo sguardo fisso sul mio, allungò una mano verso i miei abiti sgualciti, sbottonando lentamente la camicia, senza che io potessi nemmeno accennare un movimento. Quando ebbe terminato, fece scorrere le dita sul mio petto, fermandosi all’altezza del cuore. Mentre accarezzava il forellino slabbrato apparso sotto lo sterno, la riconobbi, era lei, L.

Lorenzo Righetto

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