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Gonjasufi – A Sufi And A Killer

Data di Uscita: 08/03/2010

Nella stanza regna un silenzio sacro.
E’ un tempio improvvisato in un vano di quello che fu l’hotel Gonjasufi, cinque stelle in rovina al limite orientale del deserto del Mojave. I locali dell’albergo sono stati occupati da rettili e volatili d’ogni sorta ma anche da sciamani, insegnanti di yoga e vagabondi. Si sono organizzati spartendosi ogni singolo spazio in modo inaspettatamente ordinato. Così passeggiando tra i corridoi ci si può imbattere nel “club rappettaro” della triade (sembra che si facciano chiamare “Gaslamp Killer”, “Flying Lotus” e “Mainframe”), nel regno sudicio degli Emù o ancora in quello zen di un certo “Steve Beckett”.
Ma a me loro non interessano, sono appena giunto al cuore pulsante dell’edificio, alla corte del predicatore Sumach Valentine. Un odore oppiaceo mi avvolge mentre alle orecchie arrivano fievoli melodie giamaicane. Alla destra del sacerdote ci sono alcuni anziani rugosi che balbettano sermoni hindu, alla sinistra dei dipinti raffiguranti gli “Spirit” in preghiera (ed una scritta “Twelve Dreams Of Dr. Sardonicus”).
Le quattro mura incrostate sono un’illusione, un posto nella mente, un miraggio tremolante di ricchezze perdute e riconquistate.

Tornando alla vicina Los Angeles con il mio catorcio a quattro ruote, vengo tentato dall’idea di trasferirmi al “Gonjasufi”, potrei organizzare un circolo di fumatori d’oppio oppure fare concorrenza ai barboni che fanno jazz nella stanza “303”.
Accendo il lettore cd e parte “A Sufi And A Killer”, il souvenir che mi hanno dato all’uscita del tempio.

Maurizio Narciso

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