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Tindersticks – Falling Down A Mountain

Data di Uscita: 04/02/2010

La stazione della metropolitana era gremita più che mai. Qualche evento in città aveva richiamato gente da tutte le parti del globo terracqueo, suggerendo a tutti una fretta innaturale. Si muovevano in fast forward, cercavano di superarsi sulle banchine per entrare nei treni già stracolmi, spingevano, lottavano per la propria premura, per il minuto prezioso che rischiavano di perdere in sterile attesa. Signore troppo truccate si accalcavano impietose, ammassandosi ai bordi delle porte, spintonando uomini con gli occhi cerchiati di nero e la pelle gialla, mentre ragazzini nevrotici dotati di zaini enormi ed informi pogavano nel tentativo di salire sullo stesso vagone dei loro troppi amici. Qua e là, insulti gridati a mezza voce, rivolti a personalità collettive più che a individui specifici. Plotoni di controllori implacabili si disperdevano tra la folla, trascinando ai margini della calca i viaggiatori sprovvisti del documento di viaggio che lottavano per sfuggire alla presa. Schermi giganti passavano pubblicità di ogni genere mentre dagli altoparlanti slogan e canzonette insipide si sovrapponevano a creare un muro di rumore indistinto e insinuante. L’aria viziata, riciclata troppe volte dal vecchio impianto di aerazione, aveva odore di morte e smog, di organi genitali e di sudore stantio. A terra, pressata dal continuo calpestio della gente, uno strato di spazzatura semovente e infida si allargava a macchia d’olio e traboccava sui binari. L’inferno sulla terra.
Nessuno prestava attenzione alla giovane coppia, seduta a un tavolo con la tovaglia a scacchi bianchi e rossi, che si apprestava placidamente a fare colazione: spremuta d’arancia, caffè, paste assortite. Una candela accesa di fianco a un bocciolo di rosa fresca aulentissima rischiarava il loro angolo tranquillo. La gente fluiva loro attorno senza disturbarli, senza vederli. Sorridevano entrambi: lui a lei, lei a lui, compiaciuti del loro angolo di intimità. Scherzavano con delle noccioline, lanciandosi i gusci vuoti. Si amavano, e nulla avrebbe mai potuto turbarli, né la gente, né il rumore, che non riusciva a coprire la musica. Quella musica celeste, soave e sbilenca, che solo loro due potevano sentire.

Carlo Zambotti

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