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Whitefield Brothers – Earthology

Data di Uscita: 10/01/2010

Un breve ascolto, durante la lettura

È stato così che li ho conosciuti… avevo appena lasciato il mio posto da lavapiatti  giù al locale di Charlie, vagavo per le strade di San Francisco. Camminavo da diverse ore, non sapevo esattamente dov’ero.
Avevo sempre con me l’armonica e suonavo quel pezzo che mi aveva insegnato l’uomo sul treno.
Una voce femminile dal balcone: “ehi ragazzo, ne sai altre come quella?”.
“Mi hanno insegnato solo questa.” risposi.
“Dai sali..” mi disse sorridendo.
Lo feci.
Una piccola stanza, pavimento in legno. Un vecchio pianoforte a muro, loro seduti in cerchio e il narghilè al centro. “Ragazzo, prendi.”, Marty mi passò uno spinello.
“Ti fai?” mi chiese Paul.
“Se ho soldi.”. Non ne avevo mai, ovviamente.
“E da dove vieni? Non hai l’accento di queste parti..”
Un abbondante tiro.. tossisco.. “dal New Jersey..”, restituisco lo spinello.
“E che ci fai qui a Los Angeles?”. Lui era molto più sicuro di me.
“Sono andato via di casa in cerca di fortuna..”
Lei, Toly, mi guardava..“come ti chiami, ragazzo?” mi chiese sorridendo con gli occhi gonfi di marijuana. “Benny..”
“Prendi Benny..”, me ne passa ancora una.

“Ma perché non metti su quel disco che mi piaceva?”
“Quello dei Whitefield Brothers?”
“Si..”
“… e poi?”
“E poi cominciò la mia “Summer of Love”..”
Mi trasferii da loro. Passavano le nostre giornate, tra live e droghe.
Ci facevamo per raggiungere una dimensione spirituale.. almeno questo era quello che amavamo dirci.. un buon motivo per farci, insomma.
Abbiamo preso qualunque cosa insieme. Una sostanza diversa a sera.. eravamo molto metodici in questo:
Hashish c’era il martedì, cocaina il mercoledì, venerdì era marijuana..
Ma il giorno che preferivamo in assoluto era il giovedì.
Tutti i giovedì ci riempivamo di LSD.. è stato sempre più o meno divertente.. ricordo perfettamente la prima volta. Successe qualche settimana dopo il primo incontro.. la radio passava un pezzo dei Jefferson Airplane..

“L’ha mai provato questo?”.  David mi passò una boccettina con un’etichetta colorata. C’era una pipetta contagocce all’interno.
“Non più di tre gocce” mi disse David ridendo.
Provai un’insolita sensazione.. come tra il malessere e l’euforia: apparivano d’avanti ai miei occhi, impreviste visioni estremamente reali. Ogni immagine era deformata, come i riflessi ameboidi negli specchi dei luna park… caddi in un delirio affascinante. In una sorta di trance a occhi chiusi. Era come se i suoni fossero trasferiti in una sensazione visiva, così che ogni suono, rumore, evocava un’immagine iridescente.

“E lei? Tory… mi avevi detto che c’era stato qualcosa tra voi,che ti piaceva parecchio..”
“Oh si… non immagini quanto.. era tutto quello che avevo sempre desiderato.. però lei non aveva il benché minimo interesse per il sottoscritto. Era troppo presa dalle sue esperienze “mistiche”..”
E la cosa andò peggiorando.. non riusciva più a far a meno di provare quelle sensazioni. Più andava avanti più voleva provarne di nuove..più forti.
Così l’ultima volta esagerò..

Lei aveva ancora il laccio emostatico sul braccio quando gli infermieri la portarono all’obitorio..

Giulia Delli Santi

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