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Owen Pallet – Hearthland

Data di Uscita: 12/01/2010

Lysergic Acid Diethylamide
di Marco Masoli

“Come sospeso in un sogno, con gli occhi chiusi perché trovavo la luce del sole troppo abbagliante, ho sperimentato un flusso ininterrotto di immagini fantastiche, forme meravigliose con giochi caleidoscopici di colori straordinariamente intensi”

Deglutisco. Un sussulto nell’etere. Nessun sapore, benché l’impressione sia quella di avvertire in un sol colpo tutti i sapori esistenti. Tutto e il contrario di tutto. Vampate di calore improvvise e geloni. Mi si accappona la pelle. Un tuffo in un’acqua gelida color madreperla che lascia ustioni sulla pelle. Un vortice di colori ed animaletti sinuosi. Cavallucci marini di un arancione intenso si fanno largo tra le alghe per trascinarmi nel loro regno. Li seguo frettoloso fino al portone dorato. Si fermano sulla soglia e mi fanno cenno di entrare con un’aria spaventosamente affabile. Irrompo senza pensarci e crollo in un vortice apparentemente senza fine. Cado metro dopo metro sotto lo sguardo raccapricciante di enormi bambole di porcellana con un terribile ghigno stampato in volto. Grido parole di cui non conosco il significato e scorgo sui due lati del vortice due colonne di scale a chiocciola. Delle spirali verticali color indaco che si immergono verso il centro della terra. Un colpo sulla nuca mi travolge e mi ritrovo a correre verso il basso su scalini che scompaiono progressivamente. All’improvviso un tonfo ed una spianata verde di fronte ai miei occhi. I fili d’erba sono accarezzati dalle leggere lacrime lasciate dalla rugiada del mattino appena trascorso, il sole si mostra nella sua maestosità e delle mucche pezzate pascolano in lontananza. Delle note alle mie spalle ed un’intera banda di paese occupa a poco a poco la spianata guidata dall’incedere marziale dei rullanti. Mi ritrovo accerchiato. Il suono metallico dei piatti che si urtano mi perfora le orecchie. Il rumore diventa sempre più assordante, tanto che la terra comincia a tremare. Si aprono crepacci di forme ben definite. Forme geometriche. Scelgo un trapezio ed effettuo volontariamente il mio ingresso. Di nuovo giù, verso il basso, senza sosta. Un tuffo in un’acqua gelida color madreperla che lascia ustioni sulla pelle. Un portone dorato in lontananza. Navigo su chiavi di violino seguendo la corrente. Un torrente impetuoso che trascina verso il portone aumentando di volume fino a sfondarlo. Un esercito di colori, sensazioni e fotocopie distorte della realtà. Tachicardia. Un caleidoscopio di sapori, benché l’impressione sia quella di non avvertirne nessuno. Respiro affannoso. Un retrogusto acido, lisergico.

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