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(Top five 2009) Gianfranco Costantiello

1. Mi And L’Au – Good Morning Jokers

Data di Uscita: 15/06/2009

Mi and l’autre monde di spettrale bellezza
di Gianfranco Costantiello

Occhi velati dal buio. Chiazze nere in mantelli di vampiri, a testa in giù, sorridono. La musica si nasconde oltre il muro e lì al centro della stanza tu corri con in mano una scatola rossa: ci hai riposto il tuo cuore, Suzanne? Adesso che i tuoi amici sono andati via tu corri e corri fissando la tua scatola. Diecimila facce tempestose nella notte dicono che è l’ora di giocare. Immobile e supino osservo il letto fluttuare nel vortice lunare: piroette lungo una scia argentata riflessa dalla finestra. Diecimila notti come spettrali luci rosse e tu che vieni e vai danzando e sorridendo come una bambina. Diecimila luoghi sparsi come uccelli nel cielo: è tempo di volare, eh? Verso boschi finlandesi. Diecimila facce tempestose nella notte dicono che è tempo di pregare. Si ergono templi immensi. Diecimila giocatori tempestosi nella notte dicono che è tempo di giocare e tu vai e vieni sorridendo e danzando come la sua bambina. Dov’è Mr. Cohen, Suzanne? Ha costruito questi dieci regni di infinita grandezza per poi fuggire via e abbandonarti. Sulla mia sinistra le stelle, sulla mia destra i dieci regni che s’infuocano con le luci tutte intorno. Brillerai nell’ombra del serpente non disperare troveremo il tuo autore. Le rose crescono su  questo davanzale e non esitare a prendere un petalo. Danza sulla mia pelle. La tua tristezza bagna il mio cuscino e ci poso il viso. Adesso ti sento. I raggi del giorno si fanno avanti lontano. Ti mostri più rilassata in questi ultimi istanti, posi la scatola sul bordo del letto e ti mostri sempre più trasparente alla luce che irrompe. Quando posi le labbra sulle mie rimango sospeso con gli occhi chiusi. È il nostro addio. Torni da lui, nella sua chitarra, nelle sue corde (vocali), nella sua testa. Ci rivedremo mai?
I raggi del sole investono la stanza, i miei occhi sono aperti. Mi muovo lentamente. Non ci sono più facce, vampiri, uccelli, giocatori, non c’è più Suzanne. Sul bordo del letto vedo la scatola rossa. Stupito la prendo e la apro. Un biglietto all’interno recita: DESTINAZIONE PROSSIMO SOGNO con accanto uno spazio bianco e in basso sulla destra GOOD MORNING JOCKER.
Da quel giorno entrai a far parte della compagnia dei jockers, i giocatori, i devoti figli di Mercurio, coloro che potevano scegliere magici e piacevoli sogni in cui avventurarsi ogni notte.
Un’ombra e dei passi. Suzanne sei tu?

2. Broadcast And The Focus Group – Investigate Witch Cults Of The Radio Age

Data di Uscita: 26/10/2009

Lo sbarco della radio in un villaggio del mondo
di Gianfranco Costantiello

In un villaggio del mondo un giorno fu ritrovato un cesto nel torrente. Le donne che andavano ogni mattina a raccogliere dell’acqua utile alle faccende domestiche presero questo cesto che galleggiava vicino a un piccolo scoglio. Avvolto in delle fasce bianche di lana c’era un bimbo con degli occhi vispi e grossi pieni di vita che sorrideva. Sorprese presero il piccolo fagotto tra le loro braccia e cominciarono ad abbracciarlo a sorridergli, a baciarlo. Una delle donne vide nel cesto uno strano oggetto, un oggetto misterioso che non aveva mai visto prima. Quasi allarmata si allontanò e pregò le sue compagne di starne lontano. Riposero il bambino nel cesto e lo condussero dal capo villaggio. Questi accolse benevolmente il bimbo levandolo al cielo, baciandolo e stringendolo con le sue enormi e forti mani. Lo battezzò con la stessa acqua del torrente che l’aveva traghettato sino al paese e gli fu dato il nome di Barrett. Venne adorato come un dio e fu giurato che un giorno avrebbe preso il suo posto nel villaggio. Per lo strano oggetto, invece, fu fatto chiamare l’uomo delle scienze, un uomo dalla lunga e folta barba bianca con una vistosa gobba che passava tutto il suo tempo curvo sui libri a studiare. Era l’unico uomo colto del villaggio e veniva interpellato per questi eventi straordinari. L’uomo dopo essersi chinato con una grossa lente sull’aggeggio cominciò a manovrare le varie manopole e a premere pulsanti. All’inizio solo un fruscio poi dei suoni indistinti, una melodia, una musica invase ogni angolo del villaggio del mondo. La gente cominciò a ondeggiare, a muoversi e a danzare. Altri più scettici, che erano rinchiusi nelle case, uscirono e raggiunsero la piazza che non era mai stata così piena di gente festante. Da quella notte l’uomo delle scienze diventò l’uomo addetto allo strano aggeggio che fu chiamato radio e si organizzarono infinite feste a basa di mescalina. Il villaggio era felice e si ornava di fiori colorati e luci lisergiche ogni notte. Il capo villaggio nel pieno dell’ebbrezza promise ai suoi cittadini di far costruire l’apparecchio per ogni famiglia e così fece. Toccarono mesi e mesi di duro lavoro all’uomo delle scienze ma alla fine furono costruite ventitrè meravigliose nuove radio sulla base del modello ritrovato nel cesto. Una mattina ogni famiglia al risveglio trovò nel proprio giardino una radio e fu così che si diffuse questo sbalorditivo apparecchio nel villaggio del mondo.

3. A Sunny Day In Glasgow – Ashes Grammar

Data di Uscita: 15/09/2009

Lettera di un appassionato introverso
di Gianfranco Costantiello

Quell’anno la crisi economica aveva ridotto in miseria molta gente della città che aveva perso il lavoro. Ovunque si andasse si vedevano le saracinesche dei negozi chiuse. Regnava la povertà. Anche la famosa strega bianca che prevedeva il futuro dei cittadini aveva parecchie difficoltà fino a quando ridotta sul lastrico non potè più permettersi l’affitto della villa settecentesca dove alloggiava da anni. Così una mattina decise di prendere il treno delle 5:15 e partì. Era il treno della perdizione. Un biglietto di sola andata verso l’orizzonte. Portò con se una valigia e qualche altro oggetto dal quale non si separava mai. In quel posto lontano s’inventò un nuovo lavoro, quello di dipingere le nuvole, delle nuvole diverse, più belle e colorate rispetto alle solite nuvole che si potevano ammirare in cielo. Le dipingeva con il suo sangue bianco,che si colorava a contatto con l’aria. Alcuni dicevano di averla sentita cantare al mattino e che cantava la sua serenità , quella serenità che le mancava da troppi anni da quando il suo caro amato morì. Infatti si narrava che fosse diventata una strega dopo la morte del suo fidanzato che chiamava affettuosamente l’appassionato introverso. L’amava troppo. Ma lui era troppo timido e debole per vivere in questo mondo meschino che si spense tra le sue braccia. Lei una fanciulla incantevole dai capelli neri e dagli occhi di cristallo si trasformò in una strega bianca dal dolore. Alcuni hanno un bel ricordo della strega altri la disprezzano e raccontano che durante le rare giornate di sole a Glasgow la strega faccia di tutto per coprire il sole con nuvole e nuvole per infondere la sua infinita tristezza negli abitanti. Altri dicono che sia proprio lei buona e brava a creare splendide nuvole che decorano il cielo, ma che non intralciano il percorso dei raggi solari, da regalare un altro giorno di sole a Glasgow.
Adesso non so se voi vogliate credere all’esistenza di una strega bianca cattiva o una strega bianca buona, ma quello che vi posso dire è che io l’ho conosciuto e amata.

A Raffaella, la strega bianca

4. Wild Beasts – Two Dancers

Data di Uscita: 03/08/2009

La danza delle bestie selvagge
di Gianfranco Costantiello

Erano un gruppo di amici spocchiosi che gironzolavano per la città con le loro nuove scarpe brillanti all’ultimo grido ma che nessuno aveva ancora il coraggio di indossare. Loro si invece, non avevano timore di nulla nemmeno di dare fuoco a un cassonetto della spazzatura o di camminare su delle auto parcheggiate lungo il viale della città. Li chiamavano le bestie selvagge e mai un nome fu più azzeccato. Ogni sera erano lungo il fiume dopo aver saccheggiato un negozio di alimentari. Bevevano alcolici. Ballavano, si sentivano stupidi, ma erano felici e s’abbracciavano. Avevano dei genitori, delle ottime famiglie, le solite famiglie per bene: padre avvocato, madre segretaria che stavano tutto il giorno fuori e che quando rientravano da lavoro non avevano nemmeno il tempo di guardare in faccia i loro figli. Magari appartenevano a famiglie più modeste, figli di semplici operai, genitori apprensivi che volevano tutto il loro bene e che soprattutto credevano di conoscere i loro figli. Invece come tutti i genitori di questo mondo non li conoscevano affatto. Le bestie a casa non parlavano mai o se parlavano era per chiedere dei soldi. Rientravano solo per dormirci e mangiarci e raramente lavarsi. Si comportavano tutti alla stessa maniera era come se seguissero lo stesso credo a cui non potevano sottrarsi. A scuola ci andavano e riuscivano a passare ogni anno per il rotto della cuffia. Ogni pomeriggio s’incontravano molto presto nel parco della città. Una chitarra, una bottiglia di jack, un paio di ragazze da maltrattare per un paio d’ore. Erano dei misogini convinti almeno credevano di esserlo per aver letto qualche frase su qualche libro di “letteratura”. Dicevano che le donne erano macchine per fare figli e che non servivano ad altro. Se le scopavano e le cacciavano via. Per questo le maltrattavano, ma tornavano perché erano dei  fighi. Poi vennero le prime esperienze con la droga: lo spinello,la keta, l’md e poi l’acido. Facevano dei veri e propri test come se vivessero negli anni 60 e l’lsd fosse legale o come se non sapessero dei danni che procuravano al cervello quelle sostanze. Poi l’idea di mettere su una band un po’ Smiths,un po’ roxy music col falsetto e si suonava in giro per la città e per la regione con il sogno di sfondare, di diventare ricchi magari, di andare anche all’estero. Incisero il primo album e poi il secondo che fu acclamatissimo dalla critica e dal pubblico e furono travolti da un grande successo. Alla fine le bestie selvagge diventavano sempre più un po’ umane. Ognuno aspettando che la propria puttana, come chiamavano loro le ragazze, rientrasse a casa nella notte gelida magari nella nebbia. Anzi no. Non avevano perso il gusto di danzare sulle loro lingue.

5. Emptyset – Emptyset

Data di Uscita: 10/11/2009

Scenario Orwelliano ai tempi del Burialismo
di Gianfranco Costantiello

Polvere negli occhi. Mi trovo sul sedile posteriore di un’auto. Percorre una strada sterrata e lascia dietro di se una grande nube di polvere. Alla guida un uomo, al suo fianco una ragazza. Non riesco a vedere i loro volti. Una sua mano scivola tra le gambe della ragazza. Spaventata ed eccitata scosta la mano. Le loro bocche si muovono: parlano. Frasi incomprensibili coperte dal rumore assordante dell’auto. 180-190-200 km/h, un lungo rettilineo. Guardo dal finestrino: i contorni degli alberi si sciolgono sul bianco delle villette a schiera e nel grigio del cielo. Pesto qualcosa. Allungo la mano. È un ombrello. Ho un ombrello nero tra le mani. Voglio colpire l’uomo, un colpo secco alla tempia. Ho paura, una paura fottuta. Non voglio attirare l’attenzione dei viandanti sul ciglio della strada. La sua mano scivola tra le gambe della ragazza. Mastico saliva e polvere. Lo colpisco. L’auto sbanda, nessuna frenata e finisce contro un albero. L’urto è violento. Violentissimo. Scendo dall’auto. La ragazza apre la portiera, sopra c’è una scritta rossa che risalta sul nero pece della vettura: EMPTYSET-psicopolizia. La gente si avvicina. C’è chi chiama rinforzi a telefono. “zzzz – zzz- zzz” una cam istallata su un palo elettrico zoomma su di me. La ragazza mi afferra per una mano. Corriamo per i campi. La lascio fare strada anche se non so chi sia, mi fido. Questo posto non è la mia città, è la prima volta che vedo queste case, questi campi, questa gente. Dove sono? La testa! Mi accascio. Mi rialzo. Mi volto: non c’è l’auto, non c’è l’albero, non c’è la strada. Guardo in avanti e la ragazza è scomparsa. Anzi no, c’è una figura in lontananza. La figura diventa l’uomo dell’auto. Sanguina dalla testa. Mi guarda, muove le labbra, dice qualcosa. Ingoia saliva e sangue. Adesso sorride come un invasato con gli occhi al cielo. Un’enorme rete sonora si muove nel cielo. Eclissa il sole, soffia il vento, sposta le nuvole proiettando onde di bassi, saette metalliche. L’uomo continua a gesticolare e a muoversi. Balla. Non sta fermo. Cerco di resistere, mi oppongo. Cado a terra frastornato. Striscio. Grido. Scavo. Sputo. Piango. Soffoco.
Un sussulto. Un dolore mi squarcia il corpo. Riapro gli occhi. Si, sono sveglio, sento puzza di fumo di sigaro. Un fascio di luce, un tavolo e un uomo. Questi si avvicina e riesco solo a vedere sulla sua giacca nera uno stemma stampato sul petto: EMPTYSET.

One Response to “(Top five 2009) Gianfranco Costantiello”

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