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Emptyset – Emptyset

Data di Uscita: 10/11/2009

Scenario Orwelliano ai tempi del Burialismo
di Gianfranco Costantiello

Polvere negli occhi. Mi trovo sul sedile posteriore di un’auto. Percorre una strada sterrata e lascia dietro di se una grande nube di polvere. Alla guida un uomo, al suo fianco una ragazza. Non riesco a vedere i loro volti. Una sua mano scivola tra le gambe della ragazza. Spaventata ed eccitata scosta la mano. Le loro bocche si muovono: parlano. Frasi incomprensibili coperte dal rumore assordante dell’auto. 180-190-200 km/h, un lungo rettilineo. Guardo dal finestrino: i contorni degli alberi si sciolgono sul bianco delle villette a schiera e nel grigio del cielo. Pesto qualcosa. Allungo la mano. È un ombrello. Ho un ombrello nero tra le mani. Voglio colpire l’uomo, un colpo secco alla tempia. Ho paura, una paura fottuta. Non voglio attirare l’attenzione dei viandanti sul ciglio della strada. La sua mano scivola tra le gambe della ragazza. Mastico saliva e polvere. Lo colpisco. L’auto sbanda, nessuna frenata e finisce contro un albero. L’urto è violento. Violentissimo. Scendo dall’auto. La ragazza apre la portiera, sopra c’è una scritta rossa che risalta sul nero pece della vettura: EMPTYSET-psicopolizia. La gente si avvicina. C’è chi chiama rinforzi a telefono. “zzzz – zzz- zzz” una cam istallata su un palo elettrico zoomma su di me. La ragazza mi afferra per una mano. Corriamo per i campi. La lascio fare strada anche se non so chi sia, mi fido. Questo posto non è la mia città, è la prima volta che vedo queste case, questi campi, questa gente. Dove sono? La testa! Mi accascio. Mi rialzo. Mi volto: non c’è l’auto, non c’è l’albero, non c’è la strada. Guardo in avanti e la ragazza è scomparsa. Anzi no, c’è una figura in lontananza. La figura diventa l’uomo dell’auto. Sanguina dalla testa. Mi guarda, muove le labbra, dice qualcosa. Ingoia saliva e sangue. Adesso sorride come un invasato con gli occhi al cielo. Un’enorme rete sonora si muove nel cielo. Eclissa il sole, soffia il vento, sposta le nuvole proiettando onde di bassi, saette metalliche. L’uomo continua a gesticolare e a muoversi. Balla. Non sta fermo. Cerco di resistere, mi oppongo. Cado a terra frastornato. Striscio. Grido. Scavo. Sputo. Piango. Soffoco.
Un sussulto. Un dolore mi squarcia il corpo. Riapro gli occhi. Si, sono sveglio, sento puzza di fumo di sigaro. Un fascio di luce, un tavolo e un uomo. Questi si avvicina e riesco solo a vedere sulla sua giacca nera uno stemma stampato sul petto: EMPTYSET.

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