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Arms and Sleepers – Matador

Data di Uscita: 17/11/2009

Giuro, è l’ultima volta.
Tiro su la zip della mia muta. Poso in acqua le bombole.
Indosso la maschera, il gav, l’erogatore.
Scendiamo.
Non credo esista una sensazione paragonabile
a quella che si prova quando t’immergi completamente
nel fluido e nonostante la mancanza di ossigeno,
respiri.
Abbandonato il chiasso, basta infilare la testa
sott’acqua perché un altro universo si spalanchi.
Sai cosa vuol dire essere avvolti dal tutto?..o dal nulla?
Scendiamo.
La pressione aumenta..mi esplodono le tempie.
Perché sono qui?  Giuro, è l’ultima volta.
Prenderò il necessario e costruirò quella casa
che desideri sotto il grande albero.
Scendiamo.
Ora non vedo altro che blu profondo.
Ancora qualche metro..il basamento.
Trovato l’assetto, andiamo avanti. Non è il caleidoscopio di colori che aspettavo, solo un triste sepolcro.
Non un pesce, non una pianta. Tutto ucciso dalle esalazioni acide.
Eccola. La chiamavamo MATADOR. Credevamo nulla potesse piegare una simile imponenza.
Gigante di ferro. Una fila di cannoni per ogni lato. Sul ponte due torrette una a poppa, una a prua.
Una delle più grosse navi corazzate, ora vestigia di guerra coperta da uno strato di foglie morte.
Posidonia oceanica. Mi stanca.
Cimitero per la follia umana. Mi prostra.
Entro attraverso il buco che mi porta direttamente alla sala comandi, mi si apre d’avanti uno scenario agghiacciante. Il pannello di controllo è esploso. Del capitano e di tutto l’equipaggio di sala non rimangono che volti gonfi e cianotici sul soffitto.
Dovrei avere più rispetto per chi non può difendersi dalla mia presenza, ma proseguo attraverso la porta sfondata. Vedo solo qualche alga che ondeggia a tempo di corrente.
Il corridoio stretto, mi porta direttamente ai dormitori. Non è rimasto nulla di quel tempo.
Solo pesanti letti in metallo, ormai completamente arrugginiti, e qualcosa che ricorda delle scatole di legno.
Mi avvicino all’angolo. Quello una volta era il mio posto. Ricordo bene cos’è successo quella notte. La più fredda  della mia vita. Io ero qui..
Il primo boato. La sirena suonava, la luce arancione lampeggiava, ora plastica infranta. Io, come gli altri, imbracciavo il mio fucile però non riuscivamo ad aprire la porta e l’acqua continuava ad entrare dalle fessure che si creavano tra le pareti. Sentivo un odore pungente.
Poi un’altra detonazione che ha smantellato la seconda porta. In pochi secondi siamo stati sommersi dall’acqua che ci bruciava. Qualcuno è stato risucchiato fuori, io spinto sul soffitto. E ti pensavo.

So if you please I’ll build you a boat. We can sail the seven seas.
And if you please I’ll take you out of the atmosphere in a spaceship.
And if you please I’ll take you out of the atmosphere that I built. For you.

Ora sollevo gli occhi e vedo ancora il tappeto di uomini che dormono. i miei compagni. e poi io, nel mio angolo.
hai mai creduto ai fantasmi?

Giulia Delli Santi

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