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Atlas Sound – Logos

Data di Uscita: 20/10/2009

Nero. La retina dell’occhio sinistro è la più lesta a riprendere le funzioni e a registrare il colore. Nero. Completamente nero. E’ tutto talmente buio che mi viene il dubbio di non essermi effettivamente svegliato. Resto immobile. Il movimento della palpebra destra chiarisce le mie perplessità. Come potrei sbattere le palpebre se non fossi sveglio? C’è qualcosa che non funziona. Scaccio i cattivi pensieri, mi rigiro goffo nella branda e cerco a tentoni l’interruttore della lampada, una fottuta abat-jour dell’anteguerra che, seppur logora, svolge ancora orgogliosamente le funzioni per cui è stata creata parecchi lustri orsono. Uno, due, tre tentativi. TAC. Sento distintamente il rumore dell’interruttore che si sposta ed aspetto la luce. Niente. Replico il movimento, ma nulla si modifica nell’ambiente circostante, o almeno…nulla che possa percepire. Continuo ad ingannare me stesso e vado avanti ad accendere e spegnere quella maledetta abat-jour per innumerevoli volte, illudendomi che il problema sia delle cose che mi circondano. Nero. Tutto nero. Mi sollevo di scatto puntando le braccia, completamente catturato dall’angoscia. Mi alzo, cado, mi risollevo, perdo l’equilibrio, ricado, mi trascino, impreco, urlo, piango. Non ci vedo. Sono io che ‘non funziono’. Cancello di colpo l’illusione nella quale mi piaceva immergermi fino a qualche minuto prima e crollo nella disperazione. Urlo. Urlo a perdifiato. E’ il terrore a guidare le mie azioni. Sono cieco. Non è possibile. Ieri sera guardavo il tramonto con Mahrou. Il sole sussurrava arrivederci al mondo e regalava gli ultimi suoi raggi a quegli occhioni verdi e grandi, che mi avevano fatto innamorare. Una notte. Una sola fottutissima notte e chissà quale disegno divino ha deciso che non devo più vedere tutto ciò, che quegli occhi verdi non possono più essere a mia disposizione, se non in un esecrabile cassetto della memoria. Piango. Piango a dirotto. Si perde la vista, ma non si perdono le lacrime. Una concessione beffarda, per consentire di piangere la propria condizione. Perdi la vista e, contemporaneamente, perdi tutto il resto, tutto ciò che eri abituato a vedere. Perdi il mondo che ti circonda.
Ho perso le forze e mi sento scoppiare. Non ho più riferimenti, sono disorientato. Mi lascio cadere sul pavimento. Penso di avere finito le lacrime e la voglia di vivere. Impreco. E’ una delle poche cose che mi son rimaste. La Parola, s’intende.
Mi sento scuotere d’improvviso. E’ Mahrou. Mi sveglio grondante di sudore, percependo delle note in dissolvenza. ‘Logos’.

Marco Masoli

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