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Port O’ Brien – Threadbare

Data di Uscita: 06/10/2009

Un signore di mezza età  ha fumato due sigarette nell’ultima mezz’ora. Un minuto per accenderne ognuna, il resto per ingoiarle.
Mastica coi movimenti misurati della mandibola, disegnando mondi dalla forma circolare che cominciano dalla destra. Un mondo più piccolo dentro uno più piccolo. Il cuore del mondo più piccolo di tutti è grande quanto una casa, con le tavole di legno grosso a supportarne le porte e la carta da parati investita di inchiostri scuri e colori ad acquerello.
Il signore di mezza età  fa due colpi di tosse e spende due secondi a dire Cristo.
Signor Cristo. ‘Cri – Sto’ ha il corpo che gli fa male, e si uccide in trentatrè anni. E’ diviso in due sulla croce, in parti uguali distribuite su ambo i lati; la mano sinistra a sinistra, quella destra a destra.
Ha imparato a dire il suo nome in mezzo secolo di storia, pare; un quarto per cercare di dirlo, ed un altro per dirlo come Dio comanda. Non un tempo cortissimo, se conti che ha fumato dal tubo di scappatoio della sua autovettura da quando aveva soli sei anni. Oggi, l’uomo si agita a ritroso mentre mastica in bocca le due sigarette nello stesso momento, no? Si muove come un furfante, che mi fa pena nel vedere giocare col suo Ego, ridotto in polpette per il brodo e servito alla piazza nella sua porzione più generosa con le brache calate sulle caviglie. La tazza fuma di brodo. Ha fumato il suo ego a cinque minuti da San Francisco, il signore di mezza età, così come Cristo fumava sulla croce trentanni dopo la culla a Betlemme. Il suo corpo, fumava. Fumava di santa ragione, con la piazza a guardare l’idiota che diventava freddo dalla paura.
Ha ingurgitato le travi della lunghezza di una sigaretta in un sol boccone nei quattro minuti di uno spettacolo fulminante. Ha mangiato le chitarre e l’orchestrina, il campanile della chiesa. Suo fratello, la settima generazione addietro e lo Spirito Santo. Di santa ragione, la ragione di un uomo stupido, prima che di un buffone. Le chitarre a bruciargli gli occhi, sminuzzate in piccole razioni fumanti di cui indovinare le sembianze quando si sposano in aria, al matrimonio di milioni di commensali e di sultani prodigiosi.
L’uomo si beveva il cervello di fronte alla piazza, mentre piegava le gambe con le mutande nella bella vista delle signore della città. Kurt Cobain ha le guance rosse a flirtare col complessino all’ospizio, un suono che non ho mai sentito. Ha mangiato le case ambulanti e i carri armati, i bambini e il giubileo. Un Papa bellissimo bruciato dal cancro. L’uomo, la sua vergine. Il battesimo e il banchetto nel vigneto colorato.
Lui, intanto, alza la mano per invitare i commensali alla sua cena, ingoia le due sigarette e porge alla folla le due corde dalla bocca, con gli occhi gonfi di sangue.
Conto due minuti, al terzo lo avvicino. Cammino piano e respiro piano. Sono sovraeccitato per l’invito al banchetto, stasera. Piano piano piano. Io sono l’agnello di Dio, io tolgo i peccati dal Mondo. La mia strada è sul mondo che arriva a te, e tre e due e uno.
Faccio due volte per battere contro l’accendino prima di fare fuoco sulla marionetta del cazzo e poi rendere l’ultimo omaggio al secondo Cristo, per ben due volte, ognuna per ogni parte. Incendio la miccia, le do fuoco da sinistra a destra; al quarantesimo minuto ho ucciso Cristo in uno spettacolo pirotecnico micidiale, perchè l’uomo morisse tra le stelle e sulla campagna, questa volta.

Tonino Cervino

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