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Fuck Buttons – Tarot Sport

Data di Uscita: 12/10/2009

E’ arrivato la settimana scorsa. Da solo. Lo abbiamo tenuto d’occhio, abitiamo isolati e non si sa mai con chi puoi avere a che fare. Passa le giornate sull’amaca e divora un libro dopo l’altro. La sera sta in casa. Probabilmente legge anche di notte: forse sta studiando. Mi domando se dorma. E se mangi. Non è ancora venuto a presentarsi. C’è qualcosa di selvatico, scostante, respingente in lui. Ha sempre le cuffie stereo in testa. Avrà sì e no trent’anni. Mi domando se non stia aspettando qualcuno: nessuno passa così tanto tempo in solitudine nell’isolamento di questi boschi per scelta. Ormai è qui da tre settimane… E’ sempre più inquieto: ha preso a fare camminate verso le cime delle montagne. Avrà una meta? Decido di seguirlo, di capire. Mia moglie sta diventando assillante con questa storia. Eccolo, parte come al solito verso mezzogiorno, l’ora più calda! E’ come se volesse stordirsi di fatica. Lo lascio sparire nella boscaglia e parto all’inseguimento. Non è facile distinguerlo fra gli abeti imponenti e il fitto sottobosco. Cerco le sue tracce sul terreno, come i cacciatori. Procede spedito, una falcata nervosa, di bestia inseguita. Non si gode la passeggiata: vuole sfogarsi. Certo è strano. Mia moglie potrebbe avere ragione, potrebbe essere un tipo rabbioso, violento. Lo vedo stagliarsi in controluce, a sbalzo sul cielo terso e le nuvole che si inseguono – la sua furia non da cenno di placarsi: alza sbuffi di polvere dal terreno a ogni passo. Guarda dritto in avanti: è una sfida fra lui e il paesaggio. Il suo incedere ha un ritmo preciso, ma irregolare. Sembra danzare: ogni passo, una nota; ogni tratto di cammino, una battuta; ogni passeggiata, una sinfonia ruggente. Sono sicuro che ha con sé la musica, e che la ascolta a tutto volume. Non vuole pensare, chissà… Non riuscirò mai a raggiungerlo, però se continua a salire per di là può scendere solo dal bosco di betulle. Lo aspetto lì – dista solo pochi passi da dove mi trovo. Eccolo!
“Salve!” – dico.
Un ghigno di sbieco e nessun’altra risposta. Tira dritto. Almeno l’ho visto da vicino: alto, gambe lunghe, spalle strette, collo curvo in avanti, sguardo fiero con un qualcosa di chiuso, cupo, losco. Per niente tranquillizzante, ecco. Rientro a casa, scornato per l’energia sprecata. Mia moglie mi tormenta con domande a cui non so rispondere. Sempre più sospettosa, si piazza alla finestra a tenere d’occhio la situazione. Una vedetta perfetta: immobile per ore. Il ragazzo ha interrotto la sua routine e non sta leggendo, è in casa a combinare chissà cosa. Verso sera, mia moglie da l’allarme: sta imboccando il vialetto di casa nostra, con qualcosa in mano. Ha passato il cancello. Ecco che bussa. Apro, mia moglie nascosta dietro la porta semi-aperta.
“Buonasera.”
La sua voce è profonda ma tremula, stranamente emotiva. Gli occhi sono pozzi neri, lucidi di lacrime non piante. Un timido, ecco svelato il mistero!
“Mi scusi se oggi non mi sono fermato, ma quando ascolto musica è come se fossi in un’altra dimensione. Posso lasciarvi questo disco e questo biglietto? Se si presentasse qualcuno alla baita, dovreste per favore consegnarlo, altrimenti fatene quello che volete.”
“Nessun disturbo, vuole…”
“No, grazie – mi interrompe – ora devo partire. Grazie di nuovo!”
Guardo gli oggetti che ho tra le mani. Sul disco una scritta dice FUCK BUTTONS, Tarot Sport. Il biglietto è piegato in quattro e infilato nella custodia. Guardo mia moglie. Guardo il biglietto. Lo leggo.
“Ti ho aspettato tutta l’estate. Pensavo mi avresti raggiunto come mi avevi accennato. Pensavo di piacerti molto, come mi avevi detto. Ti ho creduto. Le parole gentili hanno un peso, sai, che è ricaduto sulle mie spalle. Ti ho avvertito che mi sarei innamorato di te. Se non era successo nella nostra settimana di idillio, è successo poi qui: hai brillato per la tua assenza e la solitudine che ho sperimentato ha pericolosamente amplificato le mie emozioni. Forse sono diventato pazzo. Ho ascoltato di continuo il tuo cd. E’ potente, monumentale, siderale. Enorme come queste montagne, ipnotico come le stelle, forte come il vento sulle cime degli alberi. E’ ironico che proprio la tua musica mi abbia fatto trovare la forza di reggere l’attesa indefinita, il vuoto. Ho passato tre settimane a darmi del sognatore, dell’idiota, dello stupido. Mi hai deluso, ma è colpa mia perché spero troppo facilmente: ho un cuore di cera in cui resta subito l’impronta. Se vorrai cercarmi, se vorrai almeno raccontarmi, io ci sarò. Sai dove trovarmi. Senza rancore, per sempre tuo, a modo mio.” Niente firma.

Carlo Zambotti

2 Responses to “Fuck Buttons – Tarot Sport”

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