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Kings Of Convenience – Declaration Of Dependence

Data di Uscita: 05/10/2009

Tre giorni di pioggia incessante. Mia madre prepara una porzione di zucchine grigliate per l’anziana maestra dell’asilo. E’ il suo compleanno ed è sola. Riempie la sua solitudine facendosi cucire vestiti su vestiti da mia madre. Vestiti che non indossa poiché non esce mai. Sta sempre a casa, uno sgabuzzino adiacente all’asilo.
M’infilo il cappotto, prendo l’ombrello e scendo per le scale. Sono per strada, raggiungo l’angolo della via e vi svolto. Ancora marciapiede, strisce pedonali, marciapiede e il citofono mezzo scassato.

“Chi è ?” domanda una voce rauca.
“Sono il figlio della sarta” urlo.

Un suono elettronico prolungato. Spingo il cancello cigolante. Calpesto il selciato del cortile evitando fango e pozzanghere. Tre gradini, il portone socchiuso e oltre un mondo di schizzi, disegni e scarabocchi sulle pareti, alberi finti con finte castagne, giostre e giostrine, giocattoli sparsi qua e là per il pavimento e i bambini che mi guardano stupiti con i loro simpatici grembiulini.

“E tu chi sei?” incuriosita mi si avvicina una bambina.
“Sono il figlio della sarta”
“Quale sarta?”
“La sarta”
“Ah! La sar… ti va di giocare con me?” mi invita indicandomi la sua bambola.
“Dopo magari” la rassicuro avanzando lungo il corridoio.

In fondo, sull’uscio della porticina mi aspetta l’anziana maestra.

“Come sei diventato!” strombazza.
“Eh già” balbetto un po’ imbarazzato.
“Mia madre ci ha già messo del peperoncino, quindi non aggiungerci dell’altro”  le suggerisco ma sembra non avermi ascoltato quasi ipnotizzata dal mio volto.
“Eri così piccolo” afferma mentre quasi s’inchina ringraziandomi del pranzo.
“Vieni vieni… su” mi prende per mano e mi conduce in giro per l’asilo. Apre una porta.
“Ti ricordi… questa era la tua aula”
“Certo che me la ricordo, maestra. Non è cambiato nulla, c’è persino lo stesso odore”
“Guarda quella barchetta, la facesti tu… è ancora appesa li”

Era ancora aggrappata ad un timido strato di intonaco oramai paglierino e sgretolato.
Apre l’armadio nell’angolo e incomincia a rovistare tra i cartelloni colorati e altri meno colorati e vi tira fuori delle foto.

“Andavi pazzo per l’argilla!” mormora mostrandomi una mia foto.
“Oh guarda fuori!”
“Ha smesso di piovere finalmente! E c’è anche l’arcobaleno!” meravigliata come una bambina, il suo sguardo si perde fuori dalla finestra.
I suoi occhi si colorano, brillano. Sorride. E’ felice.
Dei rumori giungono dalla strada vuota. La strada che ripercorro per tornare a casa. Adesso anche i miei occhi brillano guardando il sole che fa capolino tra le nuvole e l’arcobaleno.

Gianfranco Costantiello

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