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Mumford And Sons – Sigh No More

Data di Uscita: 05/10/2009

Lui: “Sai cosa pensavo?” dice guardando fuori dal finestrino sul quale ritmicamente si deposita la condensa del suo respiro.

Lei: “No, non sono il tuo analista. E’ tutto il giorno che hai la faccia da cane bastonato, t’avevo detto che ci saremmo visti con i miei amici per gli auguri, avresti potuto rasarti quei baffi da siciliano.” S’irrigidisce leggermente sul sedile e continua a guidare, l’acquazzone è molto potente e le spazzole logore dei tergicristalli emettono un rumore fastidiosissimo.

Lui: “Pensavo che è quasi un anno che stiamo insieme e sarebbe ora che tu la smettessi di recitare la parte.” Continua a guardare fuori e il tono della sua voce non ha nessuna inflessione.

Lei: “Ah bene, una cosa leggera. Tu pensi che stia recitando la parte da un anno? Ma come ti vengono certe idee? Lo sai che sei proprio uno stronzo, vero?” Si capisce che non vorrebbe approfondire ulteriormente l’argomento, non in questo frangente per lo meno.

Lui: “D’altra parte ci sei abituata, no? E’ il tuo mestiere fingere…” Gira finalmente la testa e la gurda con occhi spenti. I suoi capelli ricci sono per metà arruffati e per metà appiattiti dal finestrino. Il suo viso è imberbe tranne per quei baffetti adolescenziali, veramente inguardabili.

Lei: “E’ la vigilia di Natale e tu vuoi litigare, ti rendi conto che non posso fare finta di niente? Mi stai tirando l’ennesima coltellata.” Per un momento distoglie lo sguardo dalla strada e lo fissa, dai suoi occhi traspare più delusione che rabbia. E’ bellissima: porta un berretto con il pon pon di lana verde, lo stesso colore dei suoi occhi. I suoi lunghi capelli castani profumano di viola e il viso è talmente pallido da farla assomigliare ad una bambola di porcellana. La tensione traspare dalle piccole contrazioni delle mani con cui tiene il volante.

Lui: “Ti sto dicendo quello che penso, nè più, nè meno, essere sincero per me è un’esigenza.” Nell’apatia più totale finge di aver la facoltà di razionalizzare.

Lei: “Tu sei proprio uno stronzo e io mi sono rotta i coglioni di te e delle tue paranoie da psicopatico. Due mesi fa, dopo aver fatto l’amore, mi hai fatto sentire una merda dicendomi che non vedevi un futuro insieme a me, che non eri pronto per impegnarti seriamente, adesso te ne vieni fuori con quest’altra cazzata. Te lo dico io qual è il tuo problema: non stai bene con te stesso, sei un vigliacco e devi sempre scaricare le responsabilità addosso agli altri. Non te ne accorgi, cazzo? Non sei nemmeno capace di lasciarmi?” Gli occhi si fanno lucidi e la voce le si rompe per il magone. Per lei è una sconfitta soprattutto capire di aver investito tempo e sentimenti con la persona sbagliata.

Lui: “Non posso lasciarti, sei senza dubbio la persona migliore che mi sia mai stata vicino.” Ne è veramente convinto ma la sua deficienza d’animo non gli permette di avere accanto a sè una donna migliore.

Lei: “Ed è così che tratti la persona migliore che ti sia mai stata vicino? Vaffanculo, dici solo un sacco di stronzate. Tu non ne hai le palle e allora te lo faccio io questo piacere, ognuno per la sua strada. Non ho più tempo da perdere con te!” La sua sofferenza nel pronunciare questa frase è visibile. Lui invece è quasi sollevato di essere di nuovo solo con la sua mediocrità.

Lui: “Accosta, io scendo qua. Buon Natale.” Scende tira sulla testa il cappuccio del parka e con il suo regalo in mano s’incammina verso casa. Le sue guance sono bagnate ma non è pioggia. E’ l’ennesima presa di coscienza della sua sterilità sentimentale.

Andrea D’Avolio

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