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Owen – New Leaves

Data di Uscita: 22/09/2009

Mani
di Lorenzo Righetto

Mi sono alzato presto, mi sembra il minimo, in un giorno speciale. Il mio più bel vestito appeso all’anta dell’armadio: è l’unico che hai, trattalo bene, devi ricordarti dove sta, lì sull’anta dell’armadio. Apro d’un fiato la finestra, bagnandomi di luce: i primi rumori del mattino mi accarezzano la pelle. Molte cose non so più fare, ma almeno mi ricordo come ci si risveglia. Cosa porto al collo… Il taccuino! La piantina della casa, e per prima cosa si va in bagno. Un volto vagamente familiare, segnato da qualcosa, una vecchia ferita, una botta sorda sulla nuca, e poi buio. Sono stanco di pensare, non mi va di sforzarmi di ricordare, ma non ho una bella cera, bisogna ammetterlo. Che fare?!? Il solito giro, che altro… Non devo agitarmi: meglio che mi metta la camicia, abbottonarla mi fa sentire meglio. Esci, dai: imbocca tremante quell’unica rampa, ripida, verso un ignoto che hai attraversato per mille identici giorni. Ingobbito, sfreccio il più vicino possibile ai muri, lo sguardo perso che fissa un luogo distante, oltre l’eterea cortina delle cose. Tutto sembra così… nuovo, e decrepito allo stesso tempo. Cammina , cammina, cammina, corri, corri… corri. Rosso! I miei istinti sono a posto, se non altro. Polmoni in fiamme, chissà da quanto tempo sto correndo, mi tocco il petto, devo tenerci dentro il cuore, che vuole uscire… il taccuino! Sfoglia, sfoglia, sfoglia… Alberi, Parco delle Magnolie, ci sono io seduto su una panchina con la testa fra le mani. Guardati in giro. E’ proprio dall’altra parte della strada: gente come te, ma diversa, più bassa, senza quegli orribili peli sulla faccia, che non sai più come togliere, spingono strani carrellini miagolanti… Incamminati dietro a loro, ecco una panchina. Aggrappati, legno, quello è legno, ci si siede girati dall’altra parte.

Capire, capire, capire, niente.

Non piangere, stupido, non si piange. Nascondi la faccia. Niente da fare, il taccuino non serve più, non è mai servito a niente. Buttalo.

Passi, passi, passi, sono io che cammino…?

Il profumo di una voce. E’ la Tua mano.

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