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Yo La Tengo – Popular Songs

Data di Uscita: 08/09/2009

Un breve ascolto, durante la lettura

Ho conosciuto Ira e Georgia una sera di qualche anno fa, durante il tour di ‘Summer Sun’. Eravamo in piena stagione dello squalo e mi rapirono per la seconda volta. Incontrarli al banchetto del merchandising prima del concerto fu alquanto strano. C’era chi chiedeva loro qualche impressione sulla città, chi si premurava di avanzare una o due richieste per l’esibizione imminente, quindi arrivai io. Scambiammo quattro chiacchiere su cose insignificanti e furono deliziosi. Mi feci autografare i due cuori sul booklet di ‘I Can Hear The Heart Beating As One’ e quella fu per me una specie di consacrazione del legame evocato nel titolo. Il concerto che venne fu strepitoso, anche se la ‘Stockholm Syndrome’ di cui fui vittima ha avuto la sua parte nel mio giudizio. Persone semplici e meravigliose i Kaplan, antidivi per eccellenza al di là di un vissuto non privo di dettagli incredibili (lui critico musicale saltato sul palco quasi per caso, lei figlia di una coppia di cartoonist da premio oscar). La loro natura genuina, quell’aver come congelato i lineamenti di un’umiltà autentica, mai simulata, ha fatto sì che gli Yo La Tengo non siano mai veramente cambiati e che, di conseguenza, non sia mai venuto meno l’apprezzamento del loro pubblico e della critica. Inevitabile, quando hai alle spalle una serie di capolavori e ti ostini a sfornare album talmente poliedrici da non sembrare il frutto del lavoro di tre sole persone. Senza ironia il gruppo di Hoboken sarebbe durato una stagione e poi via, nel dimenticatoio del rock alternativo di fine anni ’80, a far gioire un ristretto manipolo di collezionisti maniaci. Non è così che doveva andare. Ira e Georgia proprio come Thurston e Kim, per millecinquecento motivi e per nostra fortuna. Oggi festeggiano le nozze d’argento nella band con uno sconfinato atto d’amore nei confronti della popular music a stelle e strisce, tanto più geniale se si considera che loro popular non sono mai stati. E allora via col compito in classe: nove esercizi a svolgimento libero, spaziando dalla freschezza sixties al modernariato kitsch-pop, dal minimalismo beat narcotico alle cromature elettriche in odore di psichedelia. Esercizi di stile – si dirà – che rischiano di tradursi in mere operazioni accademiche. Niente affatto. Gli Yo La Tengo non dimenticano il garbo, né il colore. Affogano le loro popular songs in una pozza strabordante di synth, organetti e violini, ma non stuccano. Affascinano perché divertono e si divertono. Saccheggiano quasi cinquant’anni di musica americana ma sempre guardandosi allo specchio, riciclando con instancabile brio trucchi ed atmosfere dai loro dischi in assoluto più notturni (‘And Then Nothing Turned Itself Inside-out’ e ‘Summer Sun’) mirabilmente virati in tonalità pop per l’occasione. Con la chiusura di ‘All Your Secrets’, sorta di quieta e zuccherosa ‘Little Eyesrevisited, qualcuno potrebbe obiettare che queste canzoni indubbiamente calligrafiche manchino dell’urgenza e dell’epicità degli Yo La Tengo classici. L’appunto è corretto ma va considerato che l’album è solo a metà. Con i tre lunghissimi brani conclusivi Ira e compagni rovesciano la prospettiva della gradevole e mimetica opera a tema per perdersi tra le mille frange del loro credo estetico ed emozionale, con una più autentica e personale declinazione del concetto di “popolare” applicato alla musica. Una viscerale trascrizione d’umori, ora nella forma del mantra avvolgente che sembra provenire dal fascinoso forziere di ‘Painful’, ora come sinuoso extra della sperimentazione sonora “acquatica” operata in ‘The Sounds of the Sounds of Science’, ora come fulgido trionfo della ratio nel disordine di un’eterna tempesta noise. A volte per suonare popolari occorre semplicemente essere se stessi.

Stefano Ferreri

2 Responses to “Yo La Tengo – Popular Songs”

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