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Noah And The Whale – The First Days Of Spring

Data di uscita: 31/08/2009

Lui porta in braccio una scatoletta metallica del colore di un armadillo pestifero e terrificante, e lo muove come un mostro sacro quando attraversa l’atrio della stanza. Fa poi roteare la bocca malefica tra le dita in direzione oraria, e regola il proiettore sulla camera pallida. Lei entra dalla sinistra, si siede. Frega contro il tessuto del suo abito mentre prende posto, col rumore del materiale pesante delle tende mentre vengono dispiegate intorno agli angoli del muro, per creare il buio intorno alle due figure. Buio pece più della notte. Le si avvicina – le prende la mano. Dice qualcosa – si siede. Non ci guardano ancora. Non ci hanno visto. Vivono in bianco e nero e non hanno colori, il signore e la sua donna. La pace del loro mondo monocromatico inquietata dal materiale che si avvolge nella bobina.
Nella pellicola del loro proiettore ci siamo noi, col naso sui figurini e la loro scena, uno vicino all’altro. E la luce ad alimentarne dalle spalle i contorni; un bambino brutto sporto in avanti mentre sputa un fascio fluorescente dalla bocca quando vuole parlare. Lui si gira verso di noi, lei si sistema i capelli. Lui appare rigido, con la schiena dritta che si accende una sigaretta.
La miscela del suo fiammifero è nera, e il suo viso è bianco. Nera è la stanza, e bianca la poltrona, dove siedono con lo sguardo volto verso noi che siamo in sala. Fuori dallo schermo, dentro al muro. Fuori dal mondo in bianco e nero, e fuori dal fumo nero dell’ombra sulle loro facce. Col cuore in mano e il mondo a colori proiettato sul muro. Li vedi attoniti, a guardarci muovere nel contenitore di plastica, sommersi da una scia di colori terrificanti. Blu giallo rosso marrone e celeste. Ognuno nella propria poltrona del teatro del disgusto, rosso verde marrone viola. Ci guardano i capelli castani e rossi e biondo cenere. Le labbra rosse, le guance pure, gli occhi pure. Di ogni qualità e di ogni colore. Lunghi – corti e meno corti con delle bave luminose di cera sparsa in porzioni abbondanti. La fiera dei colori di ogni portata, un circo disumano e volgare che inorridisce chiunque.
Siamo il loro film dell’orrore, la disgrazia manifatturata dal lupo mannaro, la sciagura nelle forme di androidi insaziabili. Noi che sediamo immobili sulle nostre sedie e tratteniamo il respiro ad intervalli alternati. E la mano della nostra donna nella nostra mano, col cuore che ci batte che dobbiamo tenerci fermi cogli avambracci per non avanzare di cento posti.
La scena d’amore di un film bellissimo nei nostri occhi, e i due innamorati seduti composti e irti sulla poltrona a guardare verso la platea, e a scoprire il terrore. Siamo i due mostri cattivi al cinematografo, io e lei, e sorvegliamo la coppia più bella di tutte nel mondo in bianco e nero, coi loro menti pronunciati come spigoli sulle guance aggraziate. Lei si alza, lui pure. Corre verso lei, le prende la mano. Prendo la sua, di mano – la stringo forte come fa lui sullo schermo. Lei è il bianco e io sono il nero, nei colori dalle tinte fortissime che si ripetono con un passo allegro nel ciclo di immagini meravigliose. La sigaretta portata alla bocca con un solo gesticolare maestoso. Il bacio e il bello, l’invito ad un ballo.
Ho tolto il disco, si è interrotto il proiettore.

Tonino Cervino

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