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The Rural Alberta Advantage – Hometowns

Data di Uscita: 15/07/2009

Gli Specchi dell’Anima
di Filippo Righetto

“Mira a quello grosso cazzo! Quello grosso quello grosso!”.
Certe volte mi domando come abbia fatto il genere umano ad aver raggiunto un tale grado di demenza. Non parlo di concetti soggettivi, non sono così sciocco da pretendere di discernere tra il giusto e lo sbagliato. Però qui manca la consapevolezza, l’essere coscienti dei propri errori.
Il Progresso, checché se ne dica, si è arrestato, impantanato nella poltiglia limacciosa di una realtà priva di ambizioni. I pochi che si ricordano della grandiosità del Passato, e che cercano di esserne all’altezza, sono schiacciati e derisi da quella massa tumorale che è diventata la nostra apatica società. Un tempo, la forza di volontà di un singolo era capace di tenere insieme Imperi maestosi, dalle dimensioni sconfinate. Le rivoluzioni scientifiche erano capaci di stravolgere completamente il modo di vivere degli uomini nel giro di pochi mesi. Un bambino con una canna in mano, la lacrima pronta a sgorgare per la tensione, impegnato in uno dei tanti stupidi giochi che si possono trovare in un luna park, e il padre che lo incita urlando, completamente dimentico dell’assurdità della situazione. Questo vedono i miei occhi adesso. E provo rabbia. Abbandono quella scena infelice, alla ricerca di qualcosa che possa risollevarmi. Lo sfondo che mi si presenta è quello del classico parco giochi di provincia: una misera serie di baracconi sempre uguali da vent’anni, ammassati uno dietro l’altro a ridosso di una strada polverosa, nessuna via secondaria, qui la monotonia e la mediocrità son di rigore. Camminare immerso in queste decadenti costruzioni non mi aiuta, non mi dà risposte. Immerso nei miei pensieri, non mi accorgo della deviazione che prendo, quasi inconsciamente, e che mi porta d’innanzi ad uno strano spettacolo. Specchi. Molti, di media grandezza, mi circondano. Chiudo gli occhi, aspettando che il disturbo passi. Il mio corpo non si muove, eppure sento che mi sto avvicinando a loro. Quelle superfici apparentemente così fredde irradiano invece un tiepido calore, che porta con se degli aromi e dei rumori familiari. Mi decido ad aprire gli occhi. Il mio cervello impiega qualche secondo a comprendere quello che invece il mio cuore ha subito intuito. Hometown. Casa, casa, casa, sono a casa, questa è casa mia cazzo. Quanta pace dimenticata, quante speranze svanite, quante attese deluse…cado sulle ginocchia, mi è impossibile arrestare le lacrime, ma non me ne vergogno. Un riflesso attira la mia attenzione, mi muovo strisciando, mangiando la terra, cercandone il contatto, unendomi ad essa, dimentico delle spine che straziano la mia carne e del miscuglio polveroso nei miei polmoni che mi impedisce di respirare, accettando tutto con gioia. Avvicino l’oggetto ai miei occhi, e la copertina di “In The Aeroplane Over The Sea” mi sorride di rimando. Neutral Milk Hotel.
“Mira a quello grosso cazzo! Quello grosso quello grosso!”.
Ci sono solo io. E gli Specchi dell’Anima.

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