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Eels – Hombre Lobo

Data di Uscita: 02/06/2009

Mark Oliver Everett e i suoi Eels sono in pieno Groundhog Day.
La notizia avvalora una convinzione diffusa e non certo nuova, che trova ora  piena conferma con l’uscita di ‘Hombre Lobo’, settimo album di studio per le anguille. La tendenza alla ripetizione per Mr.E è ormai quasi una patologia. E’ il classico limite dell’artista che smette di osare e gioca unicamente a conservare l’affetto dei fans, offrendo loro la cara vecchia pietanza che nessuno oserebbe mai mettere in discussione. Non lo facciamo certo noi che dell’allegra schiera facciamo parte dal primissimo momento, quando “Il” disco degli Eels venne proposto per la prima volta e ci entusiasmò. Volendo essere maligni potremmo sostenere che Everett ha nel suo bagaglio creativo una manciata di canzoni appena, e le ripropone con minime variazioni ad ogni giro di giostra. Fondamentalmente è proprio così. A fare la differenza è però un dettaglio non secondario: stiamo parlando di grandi canzoni. I primi tre album a marchio Eels sono stati per Mr.E la schietta affermazione della propria visione del mondo: un po’ingenua magari, fanciullesca, eppure sempre capace di mantenersi in una miracolosa condizione di equilibrio, una sospensione magica tra delicatezza onirica e dolente registrazione della realtà. E’ una qualità che Everett non ha mai perso per strada, sia chiaro. Solo che nei due episodi successivi ha scelto di rovesciare la prospettiva vestendo in antitesi i panni di una controfigura scontrosa, resistente agli urti più duri. Qui potremmo dilungarci elencando le innumerevoli batoste che il destino ha riservato al songwriter americano, ma finiremmo anche noi col diventare vittime di un inesorabile “giorno della marmotta dei recensori”, quasi inevitabile quando si scrive degli Eels. Lasciamo da parte la comoda tentazione romanzesca sulle vicissitudini del cantautore. Se con ‘Blinking Lights’ E era stato in grado di costruire il proprio monumentale capolavoro di ponderatezza autobiografica, ora quella stessa volontà di sintesi si fa più grossolana assumendo i contorni di una meccanica alternanza di umori. ‘Hombre Lobo’ gioca apertamente sui contrasti ma lo fa forse con un’eccessiva propensione alla teatralità e con una semplificazione del tratto troppo radicale, laddove il suo predecessore si presentava molto più sfumato e meglio amalgamato. L’impareggiabile arte degli Eels si avverte anche qui, intendiamoci, ma le forzature indeboliscono il risultato con un taglio caricaturale che è senz’altro voluto (Everett ha parlato di Jekyll e Hyde) ma non proprio felicissimo. In questa frenetica sagra dell’autocitazione, prende il sopravvento il lato più ruvido di Mr. E: i riff tagliati con l’accetta e gli urlacci di ‘Prizefighter’, ancor più del beat scuro e spigoloso di ‘Fresh Blood’, rimandano direttamente a ‘Souljacker’. Anche il pop sbracato ma abrasivo di ‘Lilac Breeze’, con le sue gommose coloriture di synth, viene da lì. Nella finzione torva di ‘Tremendous Dynamite’ è racchiusa l’essenza minacciosa di quel vecchio album e affoga il cuore di tenebra di Everett. Torna il ragazzo con la faccia da cane e la sua barba e anche più lunga di allora. Stavolta però manca il pretesto, gli attacchi idioti di un presidente guerrafondaio al dolcissimo ‘Daisies of the Galaxy’ sono in archivio da tempo. A salvarci sono i pezzi dai risvolti più candidi, magari nati con la riscoperta di quel delizioso classico della discografia Eels: la sua title track riesumata in ‘All The Beautiful Things’ (ma con le chitarrine di ‘Packing Blankets’); lo splendido stream of consciousness di ‘The Longing’, che osa innestare ‘Grace Kelly’s Blues’ su ‘If You See Natalie’; la trama di ‘In My Dreams’, che replica ‘Restraining Order Blues’ per via indiretta (passando per ‘Soy Bomb’); la delicata chiusa di ‘Ordinary Man’, quasi un reprise scarno e lento di ‘The Good Old Days’.
Alla fine siamo provati ma sazi. Un altro giorno della marmotta è passato.

Stefano Ferreri

One Response to “Eels – Hombre Lobo”

  1. […] importante da dire. Nel commentare il suo ritorno dopo una lunga pausa con ‘Hombre Lobo’, mi ero spinto per la parziale delusione ad azzardare una teoria sui limiti del songwriting di questo autore […]