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Bat for Lashes – Two Suns

Data di Uscita: 06/04/2009

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.

(G.Leopardi – Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)

Sole, lune, pianeti, rivoluzioni astrali, traiettorie sghembe e disegnate nel silenzio siderale del cosmo. Centro dell’Universo, la Trimurti un po’ freak di Brighton, Bat For Lashes il Creatore, Natasha Khan il Conservatore, Pearl, l’alter-ego demoniaco dai biondi capelli, la Distruttrice. Figure divine con aspetti differenti riconducibili allo stesso ed unico Dio, che parla attraverso le parole, le iperboli, le odi sciamaniche criptate di Two Suns. Non era facile dare un seguito al pluripremiato Fur And Gold, l’esordio del 2007 che le permise l’entrata a corte di sua maestà Thom Yorke, ma Natasha, fragile figlia dei fiori avvolta in piume, gioielli, pelli, riesce perfino a superarsi. Two Suns perde l’impalpabilità dell’esordio, nuove scosse elettroniche lo attraversano senza rischiare mai il sovradosaggio: il ponte gettato tra i due Mondi, il Vecchio ed il Nuovo, passa attraverso la cover di ‘A Forest’ dei Cure, pubblicata nell’album tributo ‘Perfect As Cats’. Nato tra le polveri sabbiose della California, Two Suns raccoglie la sacralità dei Dead Can Dance, la combina con le surreali visioni di Björk, la impreziosisce con i leggeri tocchi di piano di Tori Amos, le increspature vocali di Henriette Sennenvaldt (la meravigliosa voce degli Under Byen), le palpitazioni sintetiche degli anni ottanta, mantenendo però un aplomb tutto inglese. Non rimane difficile immaginare la piccola Pearl effettuare una danza della pioggia al chiaro di luna intonando ‘Daniel’, primo singolo estratto, o vederla aggirarsi tra le rive di un fiume, a piedi scalzi, sulle atmosfere notturne di ‘Moon & Moon’. Il disco si divide equamente tra sobrie ballate e incantesimi elettronici, senza rischiare mai la vera schizofrenia. ‘Glass’, una ninna nanna dal sapore celtico, sfodera un arrangiamento memorabile, preludio di un lavoro che è un pout pourri di generi. ‘Sleep Alone’, con le sue sonorità pellerossa, è brano tipicamente Bat For Lashes. Natasha si cimenta inoltre, con risultati più che buoni, nel gospel folk di ‘Peace Of Mind’, ma è nella combinazione di elementi differenti che scaturisce il talento compositivo della Khan: emblematico ‘Two Planets’, dove confluiscono percussioni, legni, beat, clap hands, in un rincorrersi continuo tra vocalizzi alla Björk e distorsioni alla Knife.  Il lavoro si chiude con la sepolcrale ‘The Big Sleep’, cantata in duetto con Scott Walker in vena di lirismi alla Antony, per un brano che Tim Burton avrebbe amato inserire nei titoli di coda di Nightmare Before Christmas, se solo avesse temporalmente potuto. Two Suns si conferma dunque opera fascinosa e magica, dall’accessibilità non facile ma anzi, di lettura piuttosto impegnativa. Le sofisticatezze pop emergono ascolto dopo ascolto, e si rivelano agli orecchi attenti in una successione incessante anche al centesimo passaggio. Ma di premere il dito sul tasto play non se ne ha mai abbastanza.

Paolo Coccettini

2 Responses to “Bat for Lashes – Two Suns”

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