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Last Days – The Safety Of The North

Data di Uscita: 09-03-2009

Il Futuro della Musica
di Filippo Righetto

Quante sono le persone che riescono a “sopravvivere” nella città? In quanti riescono a sopportare la violenza, i traumi della convivenza, la così detta massificazione dell’individuo? Quando la società fallisce, resta solo un’alternativa: andarsene. Questa è la scelta di Alice, e della sua famiglia.
Traditi dal mondo decidono di partire, la meta? Il Nord. Si aspettano paesaggi incontaminati, neve, l’uomo “naturale”, ma soprattutto, sicurezza.
Banale? Si, può essere. Il cardine sul quale tutto ruota è infatti un altro: il mezzo scelto da Graham Richardson (AKA Last Days) per veicolare il suo messaggio: la musica. Musica, incorrotta, limpida, senza parole, i mozziconi letterali sparsi qua e la di Fabiola Sanchez dei Familiar Trees poco importano.
Mesi or sono mi ritrovavo a parlare con Attilio Bruzzone ed Ettore Di Roberto dei Port Royal in merito, appunto, al futuro della musica. Ipotizzavo l’esistenza di un momento in cui la musica sarebbe riuscita a sopperire ad alcune importanti prerogative dell’essere umano, la sua funzione di “consigliere” tanto per dirne una. Dalle sue colline scozzesi Richardson mi guarda ed afferma: “Con calma, iniziamo con il rimpiazzare le parole”. Davanti all’incarnazione fisica del sempre più abusato termine Post Rock, l’unica cosa da fare è togliersi il cappello ed abbassare lo sguardo. A dire il vero già con Sea, nel 2006, aveva partorito quella che ora è un’idea sostanzialmente matura. Quindici tracce, che ripercorrono i contesti e le emozioni vissute da Alice. Sconfitta (The City Failed), ottimismo (May Your Days Be Gold), lutto (The Fields Remember My Father). I mezzi sono limitati ma non limitanti, come spesso accade nei dischi ambient. Giusto un arpeggio di chitarra appena accennato in Fracture, qualche soffusa nota di pianoforte in Life Support, un “ricordo” di organo ad accompagnare Thoughts Of Alice. Non solo, si fa anche un ampio uso di elementi del quotidiano, lo scroscio di pioggia, il cigolio di una vecchia altalena, interferenze radiofoniche, magistralmente inseriti nel complesso. Ritorna anche il tema del Silenzio (Your Silence Is The Loudest Sound), che farà di certo fischiare le orecchie a Craig Minowa. Per ultima viene Onwards, Progressivamente, canzone alla quale Richardson ha affidato il suo messaggio di speranza, il più importante. E infatti Alice è li, sulla porta di casa, i suoi occhi evidenziano una consapevolezza prematura delle insidie della vita, come Janek, l’eroe bambino in “Educazione Europea” di R. Gary, sua madre l’abbraccia, si scambiano uno sguardo, e osservano il sole che sta scomparendo in lontananza.
O almeno, questo è quello che mi suggerisce la mia centellinata fantasia.

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