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Loney, Dear – Dear John

Data di Uscita(UK): 16-03-2009

Dear John è l’ ultimo disco di Emil Svanängen, il garbato polistrumentista svedese dietro ai “Loney, Dear”. Un progetto orchestrale entusiasmante, che favorisce le attenzioni verso il filone neomelodico scandinavo, inaugurato dai suoi connazionali Frida Hyvönen e Jens Lekman.
L’album fa da seguito a ‘Loney, Noir’, la prima uscita discografica del giovane musicista che firma per l’etichetta Sub Pop, nel 2007, dopo ben quattro dischi autoprodotti con l’ausilio di un laboratorio domestico ricavato nel seminterrato della casa paterna. Il singolo I am John scaturì una certa ammirazione per il debutto della band nel panorama underground statunitense, incuriosito dai toni corali e divertiti della traccia.
Dear John è una polifonia sorprendente di suggestioni, un mostro di impressioni folk incantevoli devote al dramma. È un’opera cortese e viscerale, e suona con un umore intimista oltremodo spiazzante (le sofisticate ballate Everything Turns to You e I Got Lost). L’armonia dell’album è gradevole; le sue musiche richiamano ad una morbidezza poetica accorta e toccante.
Ciononostante, l’esperienza acustica di Svanängen si dispiega in trame elettroniche che giocano con un’attitudine pop subdola e smorfiosa. In numerose occasioni, le pulsioni disco dell’album sbrogliano un complesso di ritornelli parrocchiali struggenti in motivi insieme sognanti e spassosi. A questo proposito, Airport Surroundings apre la parata in grande stile, quando una propensione electro-pop introduce il primo singolo del cd su un ritornello accattivante.
I buoni propositi del disco seguono in Under a Silent Sea, in cui le trame eccentriche di una preghiera robotica trattengono un trionfo di sintetizzatori estasiati. Ti rendono felice, ti corrugano il viso con un’espressione di gioia. È una ballata di ineccepibile bellezza. La sua fruibilità conviene con delle tastierine ammiccanti ed emozionali che esaltano gli entusiasmi. Ti affascinano con la loro veemenza, mentre impazzano come giocattoli elettronici perversi, animati dalla potenza di una centrale elettrica.
Ancora, la grandiosità compositiva della band delizia il prosieguo dell’ascolto con uno stato d’animo esuberante (Harsh Words e la trionfale Summer), mentre in Distant Lights diverse voci femminili intervengono all’unisono insieme al controcanto forsennato di Svanängen: questo accompagna il pezzo al culmine di un effetto mozzafiato.
È la volta di Harm/Slow. Ovvero la canzone come strategia patetica dietro alla vera scena madre dell’album. Questa musica sembra trovare una coincidenza nelle suggestive incisioni dei chanteur francofoni quali Charles Aznavour e Jacques Brel, il cui genere sentimentale fu particolarmente in voga nel panorama pop europeo a partire dagli anni sessanta. È una cantorìa istrionesca, e insegue la trama di un melodramma esasperato. La voce compita di Svanängen è accompagnata da un umore confidenziale e tragico che affetta i toni di un cerimoniale malinconico. Svanängen trattiene la commozione mentre canta i versi ‘I hardly see your face now / I found the way to hide it / Time didn’t pay kindness to me at all / Time didn’t show kindness to me at all/ I fell asleep amidst / And it didn’t do me any harm‘. La traccia Dear John completa il lavoro, confondendo una sinfonia orchestrale con un ritornello dal gusto classico.
Dear John è un album intenso e delicato. Potrebbe contribuire all’affermazione della band come nuovo atto pop dell’anno.

Tonino Cervino

2 Responses to “Loney, Dear – Dear John”

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