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The Antlers – Hospice

Data di Uscita: 03/03/2009

Eclisse
di Lorenzo Righetto

Only through the deepest blackness, there you will find the brighter glow.

Così poco era cambiato, quel piccolo villaggio, da quando suo padre se n’era andato, cacciato a male parole dai vecchi canuti che dettavano legge in quel luogo dimenticato da Dio. Non prima di averlo obbligato, col decreto emesso dall’impercettibile smorfia che solo di rado increspava i loro volti di cera, a compiere un ultimo giro del paese, in mezzo alle fatiscenti stamberghe dai mattoni sbriciolati dal sole e crepati dall’incedere di bizzarre erbacce felciformi. Nella calura e nel silenzio del mezzogiorno, aveva sostenuto, solo, gli sguardi di sdegno che penetravano come liquame gli anfratti di quelle casette di un piano, sghembe sul terriccio informe. Sua madre non seppe mai dirgli il motivo di quell’editto, ma il suo volto assumeva un’espressione sgomenta, ogniqualvolta l’argomento tornava alla luce. Da quando ella aveva perso la parola, il bambino non aveva più modo di scoprire cosa si celasse dietro a quel segreto. Di una sola cosa si sentiva certo: che il segreto di suo padre avesse in qualche modo a che fare con l’Eclissi. I segreti vanno sempre a braccetto. L’Eclissi… Nessuno poteva vedere l’Eclissi. Ogni imposta sbarrata, ogni chiavistello serrato, pregate forte in silenzio.

Il bambino si alzò, mentre un giorno come gli altri spandeva la sua luce giallastra, che appiattiva il villaggio in una ripetizione sempre identica a sé stessa. Un sottile lamento si insinuava gelidamente: l’unico suono emesso da sua madre nel corso di un anno. Ella, al centro del letto matrimoniale, sembrava rimpicciolirsi sempre di più, affondando lentamente, il volto emaciato, gli occhi spalancati fissi sul soffitto. Non di rado lo tormentava nei suoi sogni. Indicò, da sotto le lenzuola, la finestra, che, già socchiusa, lasciava filtrare luce e polvere mischiate in un foglio di carta. Docilmente, il bambino procedette ma, prima di andarsene, si fermò a fissare negli occhi sua madre, nonostante ne fosse terrorizzato. Sempre umidi e lattiginosi come quelli di un anfibio, gli occhi di sua madre restituirono il suo sguardo, sorprendentemente, non con la consueta luce supplichevole, ma con una rigida determinazione proveniente da un’ormai sbiadita versione di sé. In silenzio, il bambino la abbandonò: finì di chiudere tutte le imposte, poi si avvicinò titubante alla porta di casa, dai cui infissi penetravano stilettate abbacinanti del primo sole. Quanto tempo per decidersi ad afferrare la maniglia vacillante … Ma nessuno avrebbe avuto l’ardire di uscire di casa per fermarlo! Camminare, solo, mentre gli sguardi degli spenti compaesani lo maledicevano silenziosamente attraverso le crepe di quelle case incartapecorite…

La collina, l’albero, luoghi di disperata e inebriante solitudine lo attendevano: e finalmente la misteriosa Eclissi! La campagna pareva immersa, sepolta in un’inusuale fissità: solamente un distante, sordo ronzio pareva popolare il desolato paesaggio. Non restava che aspettare, disteso tra le spesse radici di quell’albero che era la sua compagnia per interminabili pomeriggi. Un’insopprimibile sonnolenza si impadroniva lentamente delle sue membra, costringendolo ad afflosciarsi via via, a lasciarsi andare al ruvido abbraccio di lunghe, spesse radici.

Quando riaprì gli occhi, gli parve che interi eoni fossero trascorsi, in quell’ombra fragrante: tanto tempo era passato, che si dimenticò persino che aprire gli occhi per vedere l’Eclissi può costare la vista. E, infatti, un insostenibile bagliore lo accolse, una luce gelida che sembrava ricoprire ogni cosa di una patina baluginante. Si alzò in piedi a fatica, mentre, a poco a poco, le forme riprendevano i loro contorni abituali.

Nuovi, bizzarri astri, disseminati ordinatamente nel cielo, di forma talmente perfetta da confessare apertamente la propria provenienza ultraterrena, diffondevano senza organi visibili, ma per propria vibrazione, un suono argenteo, e in esso il mondo pareva crogiolarsi.

I Cilindri D’Oro nutrivano la Terra. Forse fu… meglio per tutti, se quel bambino perse il senno: vagò per tutta la vita, cercando di rincorrere l’Eclissi, senza trovarla mai più.

One Response to “The Antlers – Hospice”

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