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Swan Lake – Enemy Mine

Data di Uscita: 24/03/2009

Swan Lake. ‘Il Lago dei Cigni’ per l’appunto. No, non si tratta di Ciajkovskij, quindi state tranquilli, niente tutù, mezze punte o tutine attillate. Niente musica classica, “come dice signora?”, “no, no nessuna intervista a Carla Fracci per la miseria”. Di cosa stiamo parlando quindi, vi chiederete voi? Swan Lake. La traduzione non cambia, ma il progetto sotteso è ciò che di meno classicheggiante si possa minimamente intuire. Si tratta di un’avventura sonora, un viaggio d’insondabile tristezza oltre le barriere dell’atmosfera terrestre in grado di restituirci paesaggi fino ad allora solamente immaginati, galassie sconosciute ed inquietanti e scenari magmatici in cui perdersi risulta sorprendentemente piacevole. Ci sono 3 guide al nostro fianco. I loro nomi sono Spencer Krug (Wolf Parade e Sunset Rubdown), Dan Bejar (Destroyer e New Pornographers) e Carey Mercer (Frog Eyes). Un “supergruppo” insomma, la cui garanzia di qualità, se non bastassero le varie band di provenienza dei singoli a certificarla, è ulteriormente sottolineata dalla bandiera con la foglia d’acero e dal marchio Jagjaguwar a contestualizzare il tutto. Il risultato delle idee e delle trovate di questi tre soggetti è ‘Enemy Mine’, che segue di tre anni il disco d’esordio ‘Beast Moans’. Nove tracce. Nove. Il numero della generazione e della reincarnazione. Anche secondo Pitagora è un numero che si riproduce continuamente, in ogni moltiplicazione, e simboleggia pertanto la materia che si scompone e si ricompone senza sosta. Ed in questo modo procede anche il terzetto, smembrando con colpi ben assestati tutti i canoni della “forma-canzone” tradizionale, trasformando ogni pezzo in un vero e proprio laboratorio sonoro, sfoggiando le proprie eccelse doti tecniche di polistrumentisti per dare origine a cacofonie sonore che aggiungono sfumature progressive alla già solida base indie-rock. Il tocco in più, che aggiunge al tutto qualcosa di particolare e poco consueto, è il cantato, per così dire, “poco ortodosso” dei tre. Voci ubriache e schizofreniche, ma perfettamente compatibili, si intrecciano fra di loro in modo disorganico e vorticoso, perdendosi in cori alieni ed echi turbinosi che ci pervengono all’orecchio con un suono quasi schermato, affaticato dallo sforzo finale necessario per oltrepassare la troposfera e raggiungere finalmente la superficie terrestre. Un po’ di Wolf Parade, un po’ di Destroyer, un pizzico di Animal Collective e di Tv On The Radio, se vogliamo proprio trovare dei riferimenti, ma gli Swan Lake sono in realtà qualcosa di veramente estraneo a qualunque tipo di catalogazione, appartengono ad un universo parallelo, ne sono certo. E pezzi come ‘Spanish Gold, 2044’, ‘Heartswarm’, ‘Ballad Of A Swan Lake, Or, Daniel’s Song’ e ‘Warlock Psychologist’, sono qui per dimostrarlo al mondo.

Marco Masoli

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