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Grandmaster Flash – The Bridge

Data di Uscita: 10/03/2009

E’ tornato. Grandmaster Flash è tornato. Sono passati ventidue anni, una vita praticamente. Se poi prendiamo come riferimento temporale The Message, il capolavoro coi Furious Five , le distanze aumentano impietosamente. Ma la nostalgia non basta e coi ricordi non si fanno dischi. I motivi di interesse sono infatti altri e dipendono direttamente dalla statura del personaggio. Stiamo parlando di J. Sadler, il più abile e fantasioso tra i dj della vecchia scena, vero pioniere del turntablism. La sua è stata un’ esperienza determinante a più livelli per l’evoluzione del genere. Sono sue alcune innovazioni fondamentali come l’uso del doppio giradischi e i primi tentativi di campionamento. Tra i primi a fondare una semantica da ghetto, introducendo nuovi termini e canonizzando una grammatica rap facilmente riconoscibile ( ad esempio ‘fly’ per dire ‘figo’ pare sia una sua invenzione). Non solo, ma
all’ epoca di The Message i pezzi con tematiche sociali erano rari e quindi bisogna anche attribuirgli il primato di aver diffuso nelle rime una diversa sensibilità. Le battaglie per i diritti e le spinte tecnologiche sono, a pensarci bene, strettamente legate e interdipendenti: in fondo cos’è il sampling se non un furto o un prestito non autorizzato di note altrui, magari di proprietà di ricche star bianche? Lotta e tecnica insomma.
Ok, fine flashback. Adesso un bel primo piano sul volto invecchiato.
Sembra strano, ma questo è un ritorno che non provoca nessuno shock, lo ritroviamo esattamente dove l’avevamo lasciato. The Bridge è un album cocciutamente old school, un archeo-rap dal sapore reaganiano, che ha la sua forza, ma anche il suo limite, nell’ essere così innocentemente in ritardo.
L’idea, non nuovissima bisogna dirlo, è quella di un concept sul potere universale del linguaggio hip hop (emblematica è ‘We Speak Hip Hop’) e per realizzare il suo progetto Grandmaster Flash raccoglie un’ enorme schiera di MC come nel più classico dei raduni di famiglia. Non rinuncia neanche alle ospitate più mainstream offrendo il microfono ai celebri Busta Rhymes e Snoop Dogg. In ‘Shine All Day’ c’è invece il contributo di Q-Tip, uno che trasforma in oro (nero ovviamente) tutto ciò su cui mette le mani. Si alternano poi con buona vivacità passaggi da dancefloor ad altri più soulful, quasi tutti immersi in una piacevole purezza da gusto classico. Un disco fortemente passatista ma, lo ripeto, a volte può essere un pregio.

Iuri Accogli

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