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Marissa Nadler – Little Hells

Data di Uscita: 03/03/2009

Come ogni anno il cambio di stagione mi mette KO, mi rende emotivamente vulnerabile alla pur minima sollecitazione esterna. In questo periodo sono soggetto a svariati innamoramenti nell’arco della giornata e crisi di pianto per futili motivi si alternano ad un’immotivata ilarità. Credo che se stessi sempre così mi avrebbero già fatto internare da tempo ma, posto che si tratta di pochi giorni, le persone care che mi stanno vicino lo hanno imparato e con pazienza da monaci tibetani, ci passano sopra. In questo delirante contesto, io comprometto ulteriormente il mio già precario equilibrio psichico ascoltando, come direbbero i giovani viggei di MTV, in heavy rotation un disco come questo della divina Marissa. La giovane e bella (ma non abbronzata, come direbbe qualcuno) sirena di Boston con la sua voce dolce e delicata, come una tazza di latte e miele, raggiunge gli angoli più nascosti dell’anima e provoca emozioni difficilmente ritrovabili nella musica di oggi. La vocalità in questo album si riprende il posto che le spetta di diritto, quello di grande protagonista, con una parte strumentale elegante ed elaborata ma comunque al suo servizio. La chitarra acustica è “misurata” ed è sostenuta da una batteria, suonata nell’occasione da Simone Pace dei Blonde Redhead, che scandisce bene il tempo delle ballate senza mai prendere una velocità che risulterebbe fuori luogo. Ciò che rappresenta la grande novità in questo disco, che la maggior parte delle persone per semplificare definirebbe folk, è la presenza di elementi che giustappunto con il folk non hanno nulla a che vedere: synth e organi infatti danno vita a trame labirintiche che s’intrecciano alla perfezione con la voce di Marissa ed il resto della strumentazione, rendendo l’atmosfera fumosa e intimista. E’ arrivata la primavera, emozionatevi, innamoratevi, lasciatevi travolgere dagli eventi, fate ciò che volete ma fatelo ascoltando questa perla.

Andrea D’Avolio

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